Quando è in gioco il supremo interesse nazionale, il contratto pubblico può essere segretato e il lavoro affidato con gara informale, sempre che ciò sia compatibile con le esigenze di segretezza. Se e non lo è, si può fare a meno anche della gara.
Con questo sistema si costruiscono caserme, tribunali e carceri, ma anche alloggi di servizio, garage e parcheggi. Con contratto segretato si può restaurare un castello o riparare un ascensore, acquistare un computer o potare una siepe.
Si può farlo e lo si è fatto anche l’anno scorso, come risulta dal rapporto della Corte dei Conti sui contratti pubblici segretati o caratterizzati da particolari misure di sicurezza. E’ un elenco molto lungo, forse troppo per un Paese che non è in guerra.
Nella relazione inviata al Parlamento la Corte chiede che in futuro le amministrazioni dello stato ricorrano alla segretazione solo in caso di effettivo e documentato bisogno, e le invita a seguire il buon esempio dato dai vigili del fuoco, che hanno reso trasparenti e pubblici tutti i loro appalti.
Ricorda che le misure di sicurezza e riservatezza devono avvenire “con provvedimento motivato” e non con una generica riaffermazione della loro necessità. Per quanto riguarda i costi, fa notare che il frequente utilizzo di varianti variamente motivate e spesso immotivate comporta sempre significativi aumenti.
L’impressione – dopo aver letto le 170 pagine della relazione – è che anche qui ci sia abbondante materiale per la spending review. (3 nov)
