Barack Obama è un’anatra zoppa. L’immagine non viene da qualche vignettista satirico di fede repubblicana ma dal gergo giornalistico statunitense che chiama proprio lame duck i presidenti americani che finiscono in un vicolo cieco. Per esempio quando il suo partito di riferimento perde le elezioni di metà mandato. Ed è proprio ciò che è accaduto ai democratici, usciti con le ossa rotte dalle elezioni di “mid-term”. I repubblicani vincono alla Camera, cosa data per scontata alla vigilia, ma strappano al partito del presidente anche il Senato. E questa è una bella sorpresa. I repubblicani partivano da 45 senatori su 100, ora però ne hanno conquistati altri 7 collegi dai quali sino stati scalzati i senatori democratici: West Virginia, Colorado, Arkansas, South Dakota, Montana, North Carolina, Iowa. La destra è arrivata a quota 52 prima. Ora Obama ha sostanzialmente le mani legate: il Senato, infatti, ha il potere di confermare o bocciare le più importanti nomine della Casa Bianca: membri dell’esecutivo e giudici. Si preannuncia, insomma, una vera guerra delle nomine. Obama potrebbe anche essere tentato di governare negli ultimi due anni a colpi di decreti, ma certo la cosa non potrebbe durare a lungo. La luna di miele fra gli Usa e il primo presidente nero, quello che doveva rilanciare il sogno americano e una leadership internazionale basata più sui valori democratici che sugli strappi unilaterali dell’era Bush sembra ormai finita da un pezzo. E questa tornata elettorale potrebbe segnare anche la fine per chi voleva infrangere l’altro tabù: dopo un presidente afroamericano, un presidente donna. E invece Hillary Clinton, la più seria candidata per tale ruolo, esce fortemente ridimensionata dalle elezioni. I candidati da lei sostenuti sono stati sconfitti nonostante un notevole tour de force in giro per l’America. La strada verso le presidenziali del 2016 è sempre più in salita. (red – 5 nov)