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A Londra una “moderna” Ostia Antica

it@withub.it by it@withub.it
7 Novembre 2014
in Archivio speciali - Mostre
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A LONDRA UNA “MODERNA” OSTIA ANTICA 

Gli antichi reperti del sito archeologico di Ostia Antica, alle porte di Roma, insieme alle opere di due artisti moderni italiani: Umberto Mastroianni (1910-1998), una delle figure più importanti della scultura italiana del XX secolo ed Ettore de Conciliis (1941) sono protagonisti della mostra “Roman Ostia” che si tiene fino al 21 dicembre alla la Estorick Collection of Modern Art italiana di Londra. Statuaria classica e arte astratta invitano ad una affascinante riflessione sul concetto di bellezza. Tra le opere in mostra spicca una statua del terzo secolo d.C, di Ercole, mosaici e pitture murali provenienti da Isola Sacra, il cimitero di Ostia e dipinti monumentali che raffigurano il gioco atmosferico di luce attraverso le rovine di Ostia e lungo il fiume Tevere appositamente pensati da de Conciliis per questa esposizione. (red)

IN UNA COLLEZIONE IL “MUSEO DELL’ARTE SICILIANA”

“Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice”, fino al 26 dicembre a Palermo, a Palazzo Sant’Elia, riunisce la più importante produzione artistica siciliana mai vista prima d’ora in un unico luogo. Un progetto di Gianni Filippini, ideatore e produttore della mostra, che ha già catturato l’attenzione dei più rinomati musei nazionali e internazionali i quali desiderano ospitare la prestigiosa collezione siciliana. Sono alte le aspettative riguardo ad una mostra che è arrivata oggi ad avere la dimensione di un museo: il Museo dell’Arte Siciliana. Le opere di questi grandi protagonisti attestano le attuali ricerche artistiche e mettono insieme una visione della loro terra come luogo di meditazione e conflitto: Fausto Pirandello con le sue spiagge, i corpi ammassati e le carni confuse di sabbia, Giovanni Iudice con uno dei suoi documenti più vivi, parlanti e attuali quale “L’Umanità”; Renato Guttuso con “La Vucciria” dai colori sgargianti. La mostra è a cura di Vittorio Sgarbi che scrive nel catalogo: “Un secolo di arte siciliana vuol dire, in larga misura, un secolo di arte italiana. Non è lo stesso per quasi nessun’altre regione, non per l’Emilia Romagna, nonostante Morandi e De Pisis; non per la Toscana, nonostante Soffici e Rosai; non per Roma, nonostante le due scuole romane. La Sicilia del Novecento, sia in letteratura sia nelle arti figurative, ha dato una quantità di artisti e scrittori che hanno contribuito in modo determinante a delineare l’identità prevalente della cultura italiana. […] Tante vite, tante esperienze al centro del mondo in una isola fuori dal mondo”. (red)

 

I MASBEDO ALLA FONDAZIONE MERZ
 

La Fondazione Merz di Torino presenta, fino all’11 gennaio, un progetto dei Masbedo (Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni), dal titolo Todestriebe, incentrato sul tema dell’incomunicabilità, che coinvolge linguaggi, tematiche e soggetti diversi sia nell’ambito della creatività sia sul territorio cittadino e avviene in concomitanza con l’uscita del primo film dei Masbedo “The Lack”, presentato alla 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Fulcro del progetto è la mostra costituita da 9 opere video, alcune realizzate appositamente e altre che ripercorrono gli ultimi dieci anni del loro lavoro. È pensata come un’unica installazione che coinvolge tutte le opere e che occupa l’intero spazio espositivo trasformandolo in un ambiente in cui lo spettatore si “immerge” per compiere un viaggio attraverso i lavori esposti. Le opere di questa coppia di artisti diventano sfondo per riflessioni e approfondimenti che esplorano il rapporto dell’arte con il teatro, il cinema, la letteratura, la musica, la danza così come la capacità visionaria che l’arte ha di rappresentare la condizione umana e la natura. Come da tradizione della Fondazione Merz, la mostra comprende un momento centrale di confronto e di dialogo con la figura e l’opera di Mario Merz. Gli artisti hanno scelto il video Lumaca, realizzato da Gerry Schum nel 1970, opera in cui si vede Merz disegnare una spirale su un vetro posto davanti a lui, e hanno immaginato un‘opera collettiva, un’installazione dalla forma spirale, coinvolgendo un gruppo di video artisti internazionali (tra cui Jan Fabre, Marzia Migliora, Catherine Sullivan, Nicolas Provost, Sigalit Landau, Shaun Gladwell, Damir Ocko, Emmanuelle Antille, Rä Di Martino, Gianluca e Massimiliano De Serio). (PO / red)

L’ARTE MODERNA RILEGGE L’ORLANDO FURIOSO

I personaggi de L’Orlando Furioso, le imprese di valorosi cavalieri, la passione per Angelica che diverrà poi follia d’amore rivivono fino all’11 gennaio a Palazzo Magnani di Reggio Emilia nella grande mostra L’Orlando furioso: incantamenti, passioni e follie. L’arte contemporanea legge l’Ariosto” che intende rileggere e reinterpretare in chiave contemporanea l’immaginario ariostesco, carico di suggestioni e connessioni di evidente attualità. Oltre 50 tra i piu’ importanti artisti contemporanei celebrano il genio visionario di Ludovico Ariosto, nato a Reggio Emilia nel 1474 e morto a Ferrara nel 1533 e soprattutto la sua opera più famosa. Spiccano le opere di pittori come Mimmo Paladino, Sandro Chia, Piero Pizzi Cannella, Joe Tilson, ma anche di autori di fumetti come Guido Crepax, Sergio Toppi, Gianluigi Toccafondo e fotografi come Nino Migliori, Franco Vaccari, Luigi Ghirri. La mostra intende verificare la persistenza della fortuna dell’Ariosto, e del suo Orlando Furioso, la capacità del poema di muovere l’immaginario, non solo nella letteratura (per limitarci a un solo esempio, Italo Calvino e l’attuale, crescente attenzione nelle Facoltà americane di Letteratura), ma in campi artistici quali la pittura, la scultura, l’illustrazione e il fumetto, la fotografia.  (red)

 L’ARTE ARBOREA DI GIOVANNI FRANGI

Giovanni Frangi è stato scelto per la mostra inaugurale del nuovo Giardino della Biodiversità, lo spettacolare “giardino del mondo” annesso all’Orto Botanico di Padova, il più antico al mondo, Patrimonio dell’Umanità. Nella grande mostra allestita da oggi all’11 gennaio esposte opere di grandi dimensione create appositamente per l’apertura del Giardino padovano e focalizzate intorno al concetto Alles ist Blatt (Tutto è foglia), in omaggio alle riflessioni di Goethe, che si soffermò a lungo nell’antico Orto patavino all’ombra del Santo, studiando la natura delle piante e delle foglie in particolare. Derivandone il pensiero che la foglia è il vero “Proteo della pianta” che dà forma a tutti gli organi. Passeggiando nell’Orto Goethe focalizzò l’intuizione sulla Metamorfosi delle piante che gli parve trovare conferma nella palma corifoidea dell’Orto patavino: la “Palma di Goethe”, ancora oggi oggetto di ammirazione da parte del pubblico. Esposte anche incisioni al carborundum ispirate all’Orto botanico di Pasadena. Infine, grandi dipinti della serie degli “Underwater” i cui i soggetti sono tratti dalle piante subacquee: alghe, spugne e anemoni marini. La natura è da sempre stata motivo di ispirazione nella opera di Frangi. Dal Richiamo della Foresta (1999, Galleria Stelline, Milano) dove veniva ricostruito un bosco attraverso l’artificio della pittura, a Nobu at Elba (2004, Villa Panza di Biumio, Varese) dove il motivo era la notte ai bordi di un fiume, per giungere ai Wiev Master (2006, Poggiali e Forconi, Firenze) dedicati alla natura sottomarina. E ancora SassiSassi (2008, Raphael, Francoforte) o Giardini pubblici (2010, Mart, Rovereto).  (red)

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