Matteo Renzi, stamattina, era stato chiaro: “Il tempo dei rinvii, dei tavoli tecnici, dei gruppi di lavoro è finito. Ora è tempo di decidere” aveva twittato, concludendo il posto con l’immancabile hashtag #lavoltabuona. Il riferimento era all’Italicum, ovvero a quella riforma della legge elettorale che il vento di dimissioni tornato a spirare sul Colle sembra aver fatto tornare prepotentemente di moda. Ma nonostante l’accorato appello del presidente del Senato Pietro Grasso (“in tempi non sospetti, ormai un anno e mezzo fa, ho avuto modo di sostenere l’assoluta priorità della riforma della legge elettorale per rinnovare il patto con i cittadini, anche prescindendo dal più ampio disegno di revisione costituzionale. Credo che sia anche formalmente necessario che il paese si doti di una legge elettorale. La legge elettorale dovrà al tempo stesso garantire la rappresentatività reale dei cittadini e la stabilità dei governi”), la Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha aggiornato a domani la decisione sulla calendarizzazione della riforma, non essendo riuscita a trovare l’unanimità, anche se la presidente Anna Finocchiaro si dice ottimista “che si possa chiudere entro la fine dell’anno”. Dopo che ieri era stata la giornata del Partito democratico, con il vertice dal quale erano uscite le nuove linee della futuribile legge elettorale (premio di maggioranza per lista, non coalizione, al 40% dei consensi, soglia di sbarramento al 5%, con la possibilità di rivederla al 3% (possibilità molto gradita dai partiti minori), oggi è toccato a Forza Italia fare le proprie mosse, in ossequio all’ormai famoso quanto misterioso patto del Nazareno. Patto fatto vacillare in mattinata da Renato Brunetta (“Il patto del Nazareno prevedeva la riforma della legge elettorale approvata alla Camera. Se Renzi, con la sua maggioranza, ha deciso di cambiare tutto e di buttare quel testo e di scriverne un altro non c’è più il patto del Nazareno”. Parole che avevano messo in allerta il Pd, con il sottosegretario Luca Lotti ad avvertire che “se Brunetta interpreta Berlusconi, inutile incontrarsi”. Dal vertice di Forza Italia, però, esce fuori tutt’altro risultato: il documento letto da Silvio Berlusconi, che prevede il rispetto del Nazareno e il confronto sull’Italicum senza imposizioni e diktat, è approvato all’unanimità. Anche se è ancora Brunetta a spiegare: “Non intendiamo rompere, ma allo stesso tempo non abbiamo nessuna intenzione di subire”. (Sis – 12 nov)