(11 nov) Domani è il gran giorno: sale sempre di più l’attesa per un passo mai fatto nella storia dell’esplorazione spaziale, il primo atterraggio su una cometa. La sonda spaziale Rosetta – lanciata dall’Agenzia spaziale europea più di dieci anni fa, il 2 marzo del 2004 – inizierà domani la fase di discesa verso la cometa 67P / Churyumov-Gerasimenko, con il rilascio del lander Philae. Il nostro Paese sta svolgendo un ruolo di primissimo piano in questa missione, con la partecipazione in primis dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), di Thales Alenia Space (controllata per il 33% da Finmeccanica) e Finmeccanica Selex Es. Ma non solo: “Sarà una emozione fortissima. Io sarò al centro di controllo dell’Esa a Darmstadt per seguire le operazioni, sono vent’anni che scienziati di tutt’Europa lavorano al progetto. Per ora sappiamo che la superficie della 67P è coperta di polveri, rocce e ghiaccio. Ma non abbiamo idea della consistenza. Sappiamo che è porosa e leggera. Se la mettessimo in acqua galleggerebbe”: così, in un’intervista al Gazzettino di Padova, Cesare Barbieri, professore emerito di Astronomia dell’Università di Padova e responsabile del sistema di telescopi Osiris montato sulla sonda, gli “occhi” italiani di Rosetta, perché le telecamere montate a bordo sono state realizzare proprio dall’ateneo veneto. Insomma, c’è tanta Italia a mezzo miliardo di chilometri dalla terra. (Red)