Sappiamo che i grandi costruttori sono in qualche caso azionisti o proprietari di importanti quotidiani, come si addice ai cosiddetti poteri forti, ma sta di fatto che per spiegare le proprie buone ragioni imprese del calibro di Astaldi e Vianini, Ansaldo e Cmb hanno deciso di comprare delle pagine di pubblicità.
Il tema è la Metro C, o meglio la prima tratta della terza linea metropolitana di Roma aperta al pubblico nei giorni scorsi. Quest’opera viene normalmente presentata come un cantiere infinito e inquinato da infiltrazioni mafiose, che costa il triplo di ciò che era stato preventivato; una struttura con insufficienti standard di sicurezza, che ha causato gravi danni al patrimonio artistico e archeologico della capitale. Si è scritto anche che poteva far crollare il Colosseo.
La metro C ha insomma una pessima reputazione. Chi la sta costruendo la pensa però diversamente e spiega, nell’avviso a pagamento pubblicato giovedì 13 novembre, che la linea C dovrebbe essere invece motivo di orgoglio per tutti.
Astaldi, Vianini e Ansaldo ricordano innanzitutto che in corso d’opera i costi sono aumentati non di tre volte ma di un terzo e questo per le numerose varianti chieste dall’amministrazione per ragioni legittime, come imprevisti idrogeologici e archeologici, cambiamento di norme tecniche, smaltimento delle terre e rocce da scavo. Varianti che spiegano i due anni di ritardo nella consegna di una tratta che presenta standard di sicurezza tra i migliori del mondo e che si è avvalsa – per la costruzione – di una tecnologia d’avanguardia.
Nessun significativo reperto archeologico è stato distrutto e nessun malavitoso si è arricchito con l’appalto, anche perché nei cantieri sono state eseguite 6.200 verifiche antimafia.
Questo dicono i costruttori, convinti che è anche per il modo in cui da noi viene affrontato il tema delle grandi opere pubbliche, che le nostre più importanti imprese lavorano prevalentemente all’estero e le imprese straniere si tengono lontane dall’Italia. (17 nov)