L’anno prossimo 120 paesi faranno tagli alla spesa pubblica, riducendo i propri sistemi di protezione sociale. Ma ce ne saranno altri che invece faranno una scelta opposta, dedicando più risorse alla previdenza, alla sanità, all’istruzione e ai servizi sociali. Paesi come l’Argentina e il Sudafrica hanno recentemente introdotto l’assegno familiare. Altri come, il Brasile e la Cina hanno raggiunto una copertura pensionistica quasi universale e hanno aumentato i salari minimi. Thailandia e Sudafrica hanno esteso a tutti l’assistenza sanitaria. In Bolivia e Namibia, a Panama e nelle Maldive è aumentata la spesa per i disoccupati, le madri, i bambini e gli anziani. Altri Paesi, come il Mozambico, sono riusciti, partendo da zero, a creare reti minime di protezione sociale.
Lo studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro che fornisce queste informazioni osserva che nei paesi a reddito medio che stanno espandendo i propri sistemi di welfare ci sono non solo conseguenze immediate sulla riduzione delle povertà e delle disuguaglianze, ma anche effetti positivi sulle strategie di crescita a partire dalla domanda interna.
E’ una strada opposta a quella imboccata dai paesi più ricchi, che invece stanno ridimensionando i propri sistemi di sicurezza sociale. Nell’Unione Europea, i tagli hanno già contribuito a fare aumentare la povertà che colpisce ormai 123 milioni di persone, ovvero il 24 per cento della popolazione.
E mentre le diseguaglianze nella distribuzione dei redditi tra paesi si vanno rapidamente riducendo, quelle all’interno di ciascun paese stanno altrettanto rapidamente aumentando. (19 nov)