Parlare di noi come se fossimo un paese straniero è lo sforzo che ha fatto la rivista di geopolitica Limes con il suo nuovo numero intitolato “Quel che resta dell’Italia”. E’ una paziente e onesta ricognizione della deriva economica e morale cui sembriamo esserci condannati da soli, accompagnata da un elenco di possibili soluzioni.
Amiamo tanto l’America da non accorgerci che le siamo indifferenti, incolpiamo dei nostri guai la Germania e non ci chiediamo perché la Fiat emigra. Stiamo perdendo la nostra industria e stiamo soprattutto perdendo il vantaggio tecnologico nei confronti dei paesi emergenti. Abbiamo un debito pubblico insostenibile, ma un risparmio privato tra i più alti del mondo. Tradotto, significa che siano un paese povero abitato da ricchi. Alcuni capitoli della monografia di Limes sono dedicati alla cultura mafiosa che ha avvelenato l’Italia. Isaia Sales, uno dei dirigenti politici che più si sono impegnati nella lotta alla camorra, documenta come il modello mafioso sia innanzitutto una diffusa modalità di arricchimento, un soggetto criminale, economico, politico e sociale che, a seconda delle circostanze, può decidere di convivere con lo Stato o di opporvisi, ma normalmente convive.
Come fa la corruzione, che si annida nelle pieghe della burocrazia che non funziona e pone ostacoli che si possono facilmente superare pagando. Specialità che vede l’Italia in cima alle classifiche internazionali. Ferdinando Imposimato, presidente onorario della corte di Cassazione a cui la criminalità organizzata ha ucciso un fratello, ha detto al sito Lettera 43 che leggi italiane contro la corruzione fanno acqua da tutte le parti. Per dirne una, stiamo ancora aspettando il ripristino del reato di falso in bilancio. (20 nov)