Sono 112 i gravi fenomeni meteorologici che dal 2010 ad oggi hanno provocato pesanti danni al territorio urbano italiano: 30 casi di allagamenti da piogge intense, 32 casi di danni alle infrastrutture con 29 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 8 casi di danni al patrimonio storico, 20 casi provocati da trombe d’aria, 25 eventi causati da esondazioni fluviali, numerosi feriti e ben 138 vittime. In concomitanza con la COP 20, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Lima, Legambiente presenta la mappa del rischio climatico nelle città italiane, con l’obiettivo di capire dove e come l’intensità e l’andamento delle piogge, gli episodi di trombe d’aria e delle ondate di calore, che stanno assumendo caratteri nuovi e andranno ad aumentare a causa dei cambiamenti climatici, hanno provocato impatti significativi nel Paese focalizzando l’attenzione sulle città. La mappa del rischio climatico di Legambiente è nata con l’obiettivo di raccogliere attraverso uno strumento interattivo e periodicamente aggiornato le informazioni sui danni provocati in Italia dai fenomeni climatici dal 2010 ad oggi, con particolare attenzione alle città.
Oltre a tutte le informazioni legate agli eventi dal punto di vista naturale e tecnico non mancano i dati relativi agli stop a metropolitane e treni urbani nelle principali città italiane: 10 giorni a Roma, 9 giorni a Milano, 8 a Genova, 6 a Napoli, 5 a Torino, con conseguenze sul traffico urbano e la vita delle persone. Registrati sulla Mappa anche i giorni di black out elettrici: 38 dovuti al maltempo, avvenuti dal Nord al Sud del Paese e con una sequenza costante (7 nel 2014, 7 nel 2013, 10 nel 2012, 6 nel 2011 e 8 nel 2010). Nel sito si trovano anche i danni ai beni archeologici e al patrimonio storico culturale del nostro Paese. Come a Genova, dove i danni causati dalle piogge durante l’alluvione dello scorso 9 e 10 ottobre, hanno provocato danni all’Archivio di Stato, alla biblioteca nazionale e al Palazzo Reale. Oppure a Roma, dove la forte pioggia del 7 novembre ha causato il crollo di parte delle Mura Aureliane. “Proprio le aree urbane sono in Italia quelle a maggior rischio e per questo si deve arrivare quanto prima ad approvare dei veri e propri Piani Clima per affrontare le emergenze e fissare le strategie di adattamento dei quartieri. – ha affermato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini -. Del resto un Paese dove l’81,2 % dei comuni è in aree a rischio e con quasi 6 milioni di persone che abitano in zone a forte rischio idrogeologico, occorrono risposte nuove, urgenti e integrate. Le ragioni appaiono scontate, non ultime quelle economiche, con 61,5 miliardi di euro spesi tra il 1944 ed il 2012 solo per i danni provocati dagli eventi estremi”.
(2 dic – red)