Sulle macerie della seconda guerra mondiale, tra il ‘44 e il ‘45 nacque il Fondo Monetario Internazionale, istituzione finanziaria sostenuta allora da 29 paesi diventati oggi 185. Tre gli scopi originari del Fondo: promuovere la cooperazione monetaria internazionale, sostenere la crescita economica e l’occupazione, offrire assistenza finanziaria a paesi con difficoltà di bilancia dei pagamenti.
Nel corso degli anni quest’ultima è diventata la missione principale dell’organismo che ha base a Washington ed è sempre stato diretto da un europeo, oggi la signora Christine Lagarde.
Il ruolo del Fondo è diventato centrale in occasione della crisi finanziaria globale iniziata nel 2007, che ha messo in luce un mondo diverso da quello conosciuto prima, più interconnesso dal punto di vista finanziario ed economico e più esposto a derive di respiro sistemico. Il Fondo monetario ha affrontato queste sfide riformando radicalmente la sua funzione di sorveglianza economica sui paesi membri, ma anche e soprattutto erogando ingenti prestiti a paesi in crisi, resi possibili da un formidabile aumento delle sue risorse finanziarie, ottenute chiedendo contributi ai maggiori paesi azionisti.
Con la crisi globale è cambiata anche la clientela del Fondo. Oggi i maggiori beneficiari degli aiuti non sono più i paesi emergenti ma sono i paesi avanzati, in particolar modo quelli europei. E questo dice com’è cambiato il mondo.
Le politiche del Fondo monetario subordinano il sostegno finanziario all’adozione di precisi programmi di riforma, che normalmente comprendono il taglio della spesa pubblica e quindi dello stato sociale. Per questo sono aspramente contestate da una parte dell’opinione pubblica mondiale, che le accusa di peggiorare le condizioni di vita dei popoli a cui sono applicate. E poiché le sta sperimentando non il Terzo mondo ma la civile e vecchia Europa, ora appaiono intollerabili. (11 dic)