Per prevenire la corruzione, il nuovo comandante dei vigili urbani di Roma, Raffaele Clemente, qualche settimana fa (quindi prima che scoppiasse l’ennesimo scandalo) ha disposto la rotazione di funzionari e agenti negli incarichi. La rotazione scatterà dopo 5 anni di permanenza nello stesso gruppo per i funzionari, dopo 7 per gli agenti.
Dopo l’arresto del suo predecessore, finito in carcere per tangenti, il nuovo capo si era illuso che funzionari e agenti avrebbero se non apprezzato almeno non osteggiato questa misura concordata con il Commissario anticorruzione e introdotta per spezzare legami opachi e per mettere al riparo il corpo da tentazioni e complicità. E invece i sindacati dei vigili – tutti – sono scesi in piazza contro quella che è stata subito definita la “deportazione” degli agenti.
Rutelli ha detto al Fatto che quando fu eletto sindaco, scoprì che perfino le occupazioni abusive delle case popolari erano gestite nelle segreterie degli assessorati. Il patrimonio immobiliare pubblico non era censito. Non c’era uno straccio di documento che certificasse dov’erano le case e che valore avessero. Roma – ha aggiunto l’ex sindaco – è così grande, esposta al sentimento del piacere e alla logica della furbizia, così vogliosa di affari, che riflette la sua indole nelle strizzatine d’occhio, nelle distrazioni decisive, nelle manipolazioni e nelle vere e proprie furfanterie.
Per smascherare queste ultime, ieri i senatori del Movimento 5 Stelle hanno proposto che venga introdotta la figura dell’ agente provocatore anche per i reati contro la pubblica amministrazione. Si tratta di un poliziotto che agisce sotto copertura e che fa un test di “integrità” al Pubblico Ufficiale promettendogli una somma di denaro per avere un atto in suo favore. E’ una tecnica investigativa già utilizzata nel contrasto al narcotraffico. Oggi c’è il consiglio dei ministri e forse se ne parlerà. (12 dic)