“Sono stato io a proporre al Consiglio dei ministri, che ha accettato, di togliere la norma del Jobs Act sul pubblico impiego, perché c’è già in discussione al Senato lo strumento normativo che regola il pubblico impiego (la riforma della Pa, ndr)”. Lo dice il presidente del Consiglio Matteo Renzi nella conferenza stampa di fine anno alla Camera. “Sul pubblico impiego la questione viene affrontata nel decreto Madia, poi io credo che la norma vada cambiata anche lì: per esempio non vuol dire che non si possa immaginare lo scarso rendimento come ragione di licenziamento, che nel privato non abbiamo messo perché lasciamo ai privati questa valutazione. Nel pubblico dobbiamo far passare la logica del ‘chi sbaglia paga’, del privilegiare il merito”. Renzi elude le domande sul Quirinale (“Un presidente della Repubblica c’è e sta svolgendo il suo lavoro con efficacia, determinazione ed energia encomiabili e che non manca di far sentire la propria voce nelle sedi competenti. Se e quando deciderà di lasciare, avremo il dovere di dirgli grazie, ma fino a quel momento ogni discussione è vana. L’Italia è nelle condizioni di individuare un successore, anche grazie all’opera equilibratrice dello stesso Napolitano”) e poi inaugura un paragone cinematografico: “Tutto è ancora da fare. Abbiamo bisogno di fare molto e di fare di più. Mi sento come Al Pacino in Ogni Maledetta Domenica, il coach che dice alla squadra che può farcela lottando punto su punto”. (Sis / 29 dic)