Il peso degli anni, la prova di maturità che attende il Parlamento nella scelta del suo successore, le riforme, la crisi economica che ancora affligge l’Europa e il nostro Paese e l’ultimo appello agli italiani: “Occorre ritrovare le fonti della coesione, della forza, della volontà collettiva che ci hanno permesso di superare le prove più dure in vista della formazione del nostro Stato nazionale unitario e poi del superamento delle sue crisi più acute e drammatiche”. E’ durato poco più di 20 minuti il nono, e ultimo, discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha aperto confermando la ferma volontà di lasciare il Quirinale al termine del Semestre europeo dell’Italia: “A ciò mi spinge l’avere negli ultimi tempi toccato con mano come l’età da me raggiunta porti con sé crescenti limitazioni e difficoltà nell’esercizio dei compiti istituzionali, complessi e altamente impegnativi, nonché del ruolo di rappresentanza internazionale, affidati dai Padri costituenti al Capo dello Stato. A quanti auspicano – anche per fiducia e affetto nei miei confronti – che continui nel mio impegno, come largamente richiestomi nell’aprile 2013, dico semplicemente che ho il dovere di non sottovalutare i segni dell’affaticamento e le incognite che essi racchiudono, e dunque di non esitare a trarne le conseguenze”. (Caf – 1 gen)