Accolto con unanime gratitudine per l’eccellenza della scrittura, l’ultimo romanzo di Sandro Veronesi – Terre Rare – racconta una storia e descrive un paese. Il critico Filippo La Porta sostiene che Terre Rare (seguito di Caos Calmo, sempre con Pietro Paladini come protagonista), cannibalizza l’intero immaginario contemporaneo. Veronesi ripesca, e rielabora, leggende metropolitane, notizie curiose, barzellette, gerghi, sketch teatrali, giochi di parole, canzoni, battute di Mastroianni e di Gilberto Govi, citazioni, nomenclature tecniche. Coglie un altro aspetto Vittorio Zincone, che preferisce riassumere Veronesi con questa citazione di Corrado Alvaro: “La disperazione più grave che possa impadronirsi d’una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”.
Perché proprio la rettitudine perduta, la ridondanza dell’illegalità e l’impossibilità di vivere una vita esemplare sono temi ricorrenti in Veronesi, che non ha grande stima dell’italiano tipo, al cui genere iscrive quei vecchietti di Prato che danno qualche moneta ai tossicodipendenti perché vadano a rubare al posto loro nei supermercati.
Di questo tipo di italiani nelle prime pagine di Terre Rare c’è un elenco scrupoloso, quasi notarile: è la schiera dei bugiardi, dei fuggiaschi, dei riciclatori di denaro, dei guidatori senza patente, dei ladri, dei ricettatori, dei ricattatori, dei raccomandati, degli evasori fiscali, dei corrotti, dei corruttori, dei puttanieri, dei profittatori delle miserie altrui, delle simpatiche canaglie e di tutta la gente marcia dentro e pulita fuori che con disarmante spudoratezza continua a pretendere d’esser considerata perbene. “Abbiamo chiuso gli occhi su talmente tanti cattivi comportamenti – ha detto lo scrittore – che l’illegalità è diventata conveniente, oltre che molto diffusa”. (2 gen)