(9 gen) Tempo di scoperte per i ricercatori dell’Università di Siena in spedizione al Polo Sud. Proprio dall’Antartide arrivano, infatti, le prime immagini, notizie e i primi risultati legati alla missione geologica che vede protagonisti Gianluca Cornamusini, Matteo Perotti, Sonia Sandroni e Franco Talarico. I geologi sono partiti il 27 dicembre per la trentesima Spedizione italiana del Programma Nazionale Ricerche in Antartide e stanno ora riportando su un blog (http://geoantarctica.wordpress.com) i primi studi sulla spedizione che si concluderà il 5 febbraio. Ad Allan Hills, un rilievo montuoso al limite con lo sterminato plateau antartico orientale, i ricercatori si sono imbattuti nella prima interessante scoperta: numerosi frammenti di tronchi fossili silicizzati immersi nelle arenarie fluviali. “Molti erano carbonizzati sul lato esposto in superficie ed inoltre erano tutti allineati – scrive Franco Talarico – altri tronchi erano, invece, completamente carbonizzati”. Secondo Talarico “la grande quantità di tronchi fossili carbonizzati testimonia, con grande probabilità, la diffusione di enormi incendi che avrebbero totalmente devastato la foresta triassica per un’area vastissima”. Da cosa sono stati innescati questi incendi? “Le risposte – spiega il ricercatore – possono essere molteplici. Una risposta è che siano stati innescati da eruzioni vulcaniche, mentre un’altra risposta, più suggestiva, ma totalmente da documentare, è che gli incendi possano essere dovuti all’impatto di un asteroide, che avrebbe prima grazie allo shock abbattuto gli alberi della foresta orientandoli, e poi li avrebbe incendiati in toto o sulle parti esposte in superficie non ‘affogate’ e protette nei sedimenti”. Il blog dedicato alla spedizione geologica viene aggiornato dalla base italiana Mario Zucchelli e dalla base americana McMurdo ai piedi delle Montagne Transantartiche, dalle quali il gruppo raggiunge le aree di ricerca utilizzando elicotteri strumentati con videocamere ad altissima risoluzione, capaci di atterrare anche sui crinali più impervi. (red)