Da Salvini a Vendola in Italia è difficile trovare qualcuno che non si sia rallegrato per il successo di Tsipras. E’ come se per un giorno si fosse ricostituito il fronte di liberazione nazionale, questa volta contro la dittatura della Troika, oltre che della solita Germania. Ma quando l’entusiasmo di un fronte così ibrido e ampio si sarà spento, occorrerà affrontare alcune questioni spinose.
Tra queste una riguarda i debiti che la Grecia ha verso l’Italia.
Secondo i calcoli di Bloomberg, Roma è esposta verso Atene per circa 40 miliardi di euro, se si considerano i prestiti bilaterali e le quote di partecipazione nel fondo salva-stati, nella Bce e nel Fondo Monetario. Crediti superiori al nostro li hanno solo la Germania (60 miliardi) e la Francia (46). La Spagna vanta crediti per 26 miliardi, l’Olanda per 12. E non è vero, come si sente spesso ripetere, che questi debiti sono in capo alle banche, preferibilmente tedesche.
I grandi creditori sono in realtà i governi dell’Eurozona, esposti per il 62% dei 322 miliardi di debiti della Grecia. Quanto alle banche, in Europa, dopo la crisi, tutte hanno ridotto drasticamente i propri impieghi verso Atene: il totale è crollato dai 196 miliardi di dollari del secondo trimestre del 2008 ai 37 miliardi dell’anno scorso. I crediti degli istituti tedeschi – tra i maggiori beneficiari dei cinque anni di austerità – attualmente si aggirano attorno ai 20 miliardi, la metà di ciò che vanta il governo italiano.
Ora comincerà la grande contrattazione, con Tsipras che chiederà la riduzione del debito sapendo che l’obiettivo realistico è quello di allungare i tempi del rimborso e migliorare le condizioni di pagamento.
L’Italia grande debitrice ne seguirà gli sviluppi tifando per Tsipras, l’Italia grande creditrice sarà più attenta agli argomenti della Merkel. (28 gen)