(29 gen) Da Viale dell’Astronomia a Roma ad Abu Nu’as Street a Baghdad nel segno della cooperazione: le imprese irachene scelgono infatti Confindustria come modello di riferimento per rinnovare la propria associazione imprenditoriale. Gli imprenditori italiani partecipano, in collaborazione con la Direzione generale Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Affari e della Cooperazione internazionale e con Unido (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo industriale), a un progetto di sviluppo della Federazione imprenditoriale irachena (Ifi – Iraqi Federation of Industries, fondata nel 1956) mettendo a disposizione le proprie competenze. L’iniziativa, finanziata dalla Cooperazione italiana, dura un anno e prevede il supporto e la consulenza di esperti del sistema confindustriale per assistere la federazione irachena nel processo di ristrutturazione interna e di definizione di una strategia istituzionale. Ieri si è conclusa la prima sessione di lavori con un incontro tra Licia Mattioli, presidente del Comitato tecnico per l’Internazionalizzazione e gli investitori esteri di Confindustria, e il presidente dell’Ifi Ali Sabeeh Al Saadi, per la prima volta in visita in Italia. “Questo progetto è per noi una sfida, ma anche una grande opportunità per conoscere da vicino il nascente sistema imprenditoriale iracheno – afferma Mattioli – Lo sviluppo di una forte associazione industriale è elemento chiave per una crescita economica stabile e affrontare le nuove sfide che attendono l’Iraq”. “Per molti aspetti questa visita è stata una rivelazione e porterà ad un rapporto di lunga durata con Confindustria e conseguenti benefici per il settore privato in entrambi i paesi – dichiara Ali Sabeeh Al Saadi – Spero che le imprese italiane vengano a conoscere più da vicino il mercato iracheno e le interessanti opportunità che si stanno aprendo in numerosi settori. Vogliamo rassicurarvi che stiamo vivendo un momento di grande apertura e di cambio di mentalità. Proprio per questo chiediamo la collaborazione delle Istituzioni italiane nel semplificare il più possibile le procedure burocratiche che possono rallentare i rapporti economici tra i nostri paesi”. (Roc)