Quando ci si chiede che tipo di presidente sarà Sergio Mattarella, se sarà un arbitro o un giocatore, si pone un problema che chi ha scritto la Costituzione non ha saputo, o forse non ha voluto, risolvere.
Il modello di presidente disegnato dall’assemblea costituente è stato pensato in modo “elastico” e ambiguo, tale da essere, di volta in volta a seconda delle geometrie politiche del tempo, figura di garanzia o, all’opposto, figura di governo dei processi politici.
In un’interessante analisi che si può leggere sulla rivista digitale “Federalismi”, Francesco Clementi, giovane professore di diritto pubblico, ricorda che quasi tutti i paesi dell’Unione europea intendono il presidente o come il capo del potere esecutivo o come il garante della legittimità e dell’unità statale; solo nel nostro Paese questa ambiguità, tra garante e governante, non è mai stata sciolta. Un altro professore, Giuliano Amato, ha parlato di naturale ed elastica “fisarmonica” dei poteri presidenziali.
Se negli ultimi tempi Giorgio Napolitano è apparso spesso più giocatore che arbitro, se ha tentato di arginare la sfiducia che nasceva dall’inconcludenza politica e quella che nasceva dalla due devastanti crisi economiche che hanno segnato gli anni delle sue presidenze, ha dunque fatto uso di un potere riconosciutogli dalla Costituzione.
E certo non fu silente, felpato e notarile Sandro Pertini, che non a caso – dopo essere stato eletto con il più alto numero di suffragi nella storia delle elezioni per il Quirinale – risulta ancor oggi il presidente di gran lunga più amato dagli italiani.
Che tipo di presidente sarà Sergio Mattarella, se sarà arbitro o giocatore, non sappiano. Ricorda sul Sole Gudo Gentili che in un articolo nel 2008, ricordando il suo maestro Leopoldo Elia, Mattarella si era dichiarato contrario a una visione «troppo estensiva» del mestiere del Presidente della Repubblica.
Ma è un flebile indizio. Certo sarà più facile limitarsi a fare l’arbitro se il parlamento saprà fare da solo le riforme che servono e se l’economia tornerà a crescere. (2 feb)