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“Erano tutti miei figli”: la tragedia di Miller debutta a Roma

it@withub.it by it@withub.it
6 Febbraio 2015
in Archivio speciali - Teatro
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“ERANO TUTTI MIEI FIGLI”: LA TRAGEDIA DI MILLER DEBUTTA A ROMA
Il prossimo 10 febbraio ricorre il decimo anniversario della morte di Arthur Miller, scomparso novantenne nel 2005 e il Teatro Stabile di Catania ha scelto questa data per fare tappa a Roma con un nuovo allestimento di “Erano tutti i miei figli”, che approda al Teatro Palladium di Roma Tre, dove sarà in scena fino al 21 febbraio, sull’onda del successo riscosso per il secondo anno consecutivo in tournée nazionale. Lo spettacolo, nella traduzione di Masolino D’Amico, ha conquistato il pubblico per l’innovativa concezione registica e la superba prova degli interpreti: un intenso, scavato Mariano Rigillo, una struggente Anna Teresa Rossini, guidati all’incisiva regia di Giuseppe Dipasquale, direttore dello Stabile etneo. Le scene sono di Antonio Fiorentino; i costumi di Silvia Polidori; le luci di Franco Buzzanca. La concezione registica e scenica è mirata a esaltare un dramma di grande attualità, che punta il dito contro la spregiudicatezza e la corruzione del sistema economico. Protagonisti due grandi nomi del panorama teatrale italiano: Mariano Rigillo nel ruolo del magnate Joe Keller e Anna Teresa Rossini in quello della moglie Kate. Accanto a loro un cast di qualità che annovera Ruben Rigillo, Silvia Siravo e ancora Filippo Brazzaventre, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Annalisa Canfora, Giorgio Musumeci. Il plot è incentrato sulla figura dell’imprenditore Joe Keller, che durante il conflitto, da poco terminato, non ha esitato a trarre profitti dalla vendita di pezzi difettosi all’aeronautica militare: una colpa grave, costata la vita a ben 21 piloti. L’industriale è riuscito a farla franca, solo il socio marcisce in galera. Intanto la famiglia di Keller sconta da tre anni le pene di una terribile tragedia: il figlio maggiore, arruolato in aeronautica, non è mai tornato dalla sua ultima missione di guerra, ed è stato dato per disperso. Mentre la madre è chiusa nell’illusione che sia ancora vivo, il secondogenito invita nella loro casa la figlia del socio, già fidanzata del pilota disperso, e ora pronta ad aprirsi di nuovo all’amore proprio accanto al fratello minore. Sarà proprio la giovane donna a far emergere le contraddizioni della vicenda e svelare i misfatti abilmente celati dal cinico industriale. (Red)

LA SOCIETA’ CONTEMPORANEA IN SCENA CON “AESTHETICA”
“Aesthetica – esercizio n°1” è la nuova creazione di Gennaro Cimmino, direttore artistico della compagnia Körper, che torna alla regia e alla coreografia, debuttando al Piccolo Bellini di Napoli il prossimo 13 febbraio con un lavoro raffinato e impattante, in cui il linguaggio artistico è al servizio di una riflessione sulla società contemporanea e sulle dinamiche che ne regolano la comunicazione. Con le coreografie di Gennaro Maione e Gennaro Cimmino, sul palco danzeranno Sabatino Ercole, Flavio Ferruzzi, Nello Giglio, Giovanni Imbroglia, Gennaro Maione e Antonio Nicastro. “Quando ho iniziato a pensare alla possibilità di mettere in scena uno spettacolo che tenesse conto dell’uso del corpo in questa contemporaneità – spiega Cimmino -, subito ho pensato al suo rapporto con il web, soprattutto con i social network. Salta agli occhi che lo sviluppo della tecnologia nella comunicazione di massa ha cambiato il modo di sentire, di pensare, di incontrarsi e di amarsi. Ho pensato subito ad un lavoro nel quale avvenisse uno scambio, un confronto aperto tra generazioni diverse. Giovani che parlano di loro stessi, della lotta per affermarsi, di come usano le nuove tecnologie per connettersi, incontrarsi e comunicare tra loro. Al centro del confronto, il corpo e l’immagine”. Le musiche originali sono di Vito Pizzo. Lo spettacolo sarà in scena al teatro napoletano fino al 15 febbraio. (Cle)

“VOLARE”: A ROMA OMAGGIO A DOMENICO MODUGNO
Sarà in scena al Teatro della Cometa di Roma dal 17 febbraio al 8 marzo, “Volare” omaggio a Domenico Modugno con Gennaro Cannavacciuolo per la regia di Marco Mete. Tutto dedicato all’artista italiano, il recital di Gennaro Cannavacciuolo propone in una reinterpretazione personale le varie strade musicali percorse da Modugno con musiche eseguite dal vivo da Marco Bucci (pianoforte), Claudia Della Gatta (violoncello), Andrea Tardioli (clarinetto e sax contralto). Nella prima parte, via con le canzoni dialettali e macchiettistiche, da “O ccafè” a “La donna riccia”, da “La cicoria” e “U pisci spada”, alla più famosa “Io mammeta e tu”; fino ai monologhi teatrali e al suggestivo dialogo tra madre e figlia tratto dalla commedia musicale “Tommaso D’Amalfi” di Eduardo de Filippo, eseguito con l’apporto della voce registrata di Pupella Maggio che volle dare il suo contributo proprio a questo spettacolo. Nella seconda parte da atmosfera brechtiana, largo alle canzoni d’amore più famose lanciate da Modugno come “Vecchio frac”, “Tu si na cosa grande”, “Resta cu mme” e così via sino all’ormai inno nazionale “Nel blu dipinto di blu”, cantato e danzato a mo di Tip Tap alla maniera di Fred Astaire. Uno spettacolo coinvolgente ed interattivo, applaudito dalla critica più esigente, che propone un alternarsi sottile di momenti comici e di alcuni più melanconici, di aspetti gioiosi e di suggestive evocazioni poetiche; uno spettacolo in cui Gennaro Cannavacciuolo miscela il pathos di Di Giacomo al realismo triste-ironico di Eduardo, approdando con successo ad una comicità teatral-musicale dai mille volti. (Red)

ALESSANDRO PREZIOSI E’ “DON GIOVANNI” DI MOLIERE
Sarà in scena fino al prossimo 15 febbraio al Teatro Nuovo di Milano “Don Giovanni” di Molière diretto e interpretato da Alessandro Preziosi e con la partecipazione di Nando Paone nel ruolo di Sgranello. Il testo del drammaturgo francese è stato tradotto e adattato da Tommaso Mattei. Le versioni del mito di Don Giovanni sono ben superiori alle donne sedotte dall’ammaliatore sivigliano e contano oltre 4000 riscritture. Già quando, dopo il grande successo delle Nozze di Figaro, Pasquale Bondini, direttore del teatro di Praga, commissionò a Mozart una nuova opera, il Don Giovanni, suggerito da Lorenzo da Ponte era un soggetto già ampiamente trattato e molto famoso presso il pubblico. Numerosissime erano state le rappresentazioni teatrali con protagonista questo personaggio, la cui immensa fortuna letteraria era cominciata nel 1630, quando Tirso de Molina, probabilmente ispirandosi a racconti popolari che utilizzavano i padri Gesuiti, negli spettacoli edificanti dei loro piccoli allievi facendone il prototipo dell’eretico blasfemo per definizione, scrisse il suo Burlador de Sevilla. Venne in seguito ripreso dalla Commedia dell’Arte italiana, che lo incluse nel suo repertorio accentuando gli aspetti più comici della vicenda. Molière, attinge a queste fonti italiane e le rielabora per ricavarne un suo personale Don Giovanni: ritraendolo come un personaggio raffinato, cinico, dissacrante, in aperta opposizione con le convenzioni sociali, pronto a burlarsi anche della religione. Da Ponte prese, per così dire, il meglio di ciascuna fonte, eliminando i personaggi minori e creando una storia con una grande varietà di toni: un dramma giocoso in cui il comico e il drammatico si incrociano di continuo, e in cui agiscono personaggi di estrazione sociale molto diversa (aristocratici, servitori, contadini). Da Ponte ha steso nella compresenza di toni drammatici e comici un materiale drammaturgico teso a coniugare l’esaltazione ed il senso tragico dell’opera suggerito da Mozart, e le mirabili leve sulle parti comiche, necessarie per meglio andare incontro al gusto del pubblico. A quasi quarant’anni dalla morte di Mozart (1791), Puskin, il più innovativo tra i poeti e narratori del romanticismo russo scrive nel 1830 Il convitato di pietra – variazione sul tema del Don Giovanni – dove la statua del Commendatore è convocata dal Don Giovanni non a un banchetto, ma, con cinica empietà, ad assistere al suo incontro amoroso con la di lui vedova, incontro che si concluderà con la morte del seduttore per la stritolante stretta della marmorea mano dell’ ospite incautamente invitato Il Don Giovanni di Puskin non è un banale donnaiolo, collezionista di femmine per sfogo fisiologico o edonistico svago, ma a dominare è una volontà di potenza, di affermazione di sé che nasce da un vuoto esistenziale, da una sorta di noia metafisica, e insieme da un timore di fallimento. Un Don Giovanni che, prossimo al termine della sua carriera, diviene finalmente capace di amare. (red)

A ROMA “COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA” DI FO E RAME
Il Teatro Kopó di Roma decide di festeggiare San Valentino con uno degli spettacoli più rappresentati di Dario Fo e Franca Rame. Dal 13 al 15 febbraio, infatti, la Compagnia dei Cardini porta in scena “Coppia aperta quasi spalancata”, uno spettacolo diretto da Lisa Moras che la vede protagonista sul palco insieme a Michele Vargiu. Antonia, 38 anni, casalinga, moglie e madre, è ormai all’ennesimo tentativo di suicidio a causa dell’infedeltà del marito. Lui, affascinante intellettuale di sinistra, libertino e abile retorico, propone alla moglie la “coppia aperta” con soluzione ai problemi coniugali. Dopo un iniziale rifiuto Antonia si convince a tentare. Ma cosa succede quando una donna che si stava ormai dando per vinta finisce di fare la moglie e si riscopre femmina? Cosa succede insomma quando la coppia diventa “aperta”… da entrambe le parti? Un atto unico dalla forte comicità e ironia che mette a nudo le dinamiche delle relazioni sentimentali in un contesto grottesco ma mai inverosimile. Un dipinto sempre attuale di incomunicabilità nel quale rancori e rivincite mettono in moto un carosello di eventi dai quali né uomo né donna usciranno a testa alta, vittime dei loro stessi desideri. Dopo il debutto al Festival del teatro indipendente di Pordenone nel 2009, dove la Compagnia dei Cardini ha riscosso un ottimo successo di pubblico e critica, è iniziata la tournée nazionale. (Cle)

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