A undici anni dall’introduzione per legge di una giornata dedicata al ricordo delle diecimila vittime delle foibe, l’Italia “deve ancora molto alle associazioni degli esuli giuliano-dalmati, che hanno impedito che venisse cancellata la memoria dell’orrore, perché un Paese che nasconde la verità non può mai essere libero e democratico”. Ed è per questo che “occorre costruire un futuro in cui non ci sia spazio per la violenza e la sopraffazione”. Sono le parole della presidente della Camera Laura Boldrini, che ha fatto gli ‘onori di casa’ oggi a Montecitorio in occasione della cerimonia del Giorno del Ricordo, alla quale sono stati invitati i rappresentanti delle associazioni, ma anche le più alte cariche dello Stato, dal neo-presidente della Repubblica Sergio Mattarella al presidente del Senato Pietro Grasso. I quali, in un continuo rimando tra passato e futuro, hanno posto l’accento alternativamente sulle vittime italiane della pulizia etnica jugoslava della seconda guerra mondiale, da una parte, e sul ruolo attuale dell’Europa come elemento pacificatore dall’altro. “In molti hanno protestato per la decisione di assegnare il premio Nobel alla Pace all’Unione Europea – ha detto ancora la Boldrini – io invece penso che sia stato un giusto riconoscimento perché grazie al processo di integrazione europea sono stati assicurati decenni di pace laddove per secoli hanno imperato conflitti e devastazioni”. Lo stesso Mattarella ha dapprima ricordato che “per troppo tempo le sofferenze patite dagli italiani giuliano-dalmati con la tragedia delle foibe e dell’esodo hanno costituito una pagina strappata nel libro della nostra storia” per poi rimarcare come “oggi la comune casa europea permette a popoli diversi di sentirsi parte di un unico destino di fratellanza e di pace. Un orizzonte di speranza nel quale non c’è posto per l’estremismo nazionalista, gli odi razziali e le pulizie etniche”. E per Grasso “non esiste futuro per un Paese che sottovaluta o dimentica il proprio passato”. E’ per questo che, secondo il viceministro degli Esteri Benedetto Della Vedova, “ancora oggi vi è tantissimo da fare nella prospettiva di un rilancio del rapporto con il mondo dell’esodo” e l’introduzione, all’interno del Museo del Vittoriano sull’Emigrazione, di una sezione sull’esodo dalmata e istriano “darebbe giusta dignità a una delle più ingiuste sofferenze inferte a una minoranza in una Europa che non è ancora del tutto pacificata”. Senza dimenticare che “quando oggi dibattiamo sulle sorti del nostro continente, dovremo aver chiaro che il primo movente del processo di integrazione iniziato negli anni Cinquanta è quello della pace e della convivenza reciproca dei popolo europei”. (Sis – 10 feb)