Se tra Russia e Ucraina ci sarà un’escalation militare e se a quel punto la Nato deciderà di intervenire, inevitabilmente l’Italia dovrà fare la sua parte. Questo particolare è in genere trascurato se non ignorato dai media, ma è ben presente agli esperti di politica estera e di questioni militari.
Il primo a lanciare l’allarme è stato Ettore Greco, direttore dell’Istituto affari internazionali. “Se il Consiglio atlantico deciderà di schierare truppe e materiale, ciascun Paese dovrà partecipare. Ovviamente gli Stati Uniti e i Paesi nordici contribuiranno in porzione molto significativa, ma non è concepibile una situazione in cui anche l’Italia non faccia la sua parte. Potrebbe farlo anche non specificatamente in quell’aerea ma in altre in cui la Nato opera”.
Che ci sia scarsa consapevolezza di questo possibile sviluppo della crisi ucraina è dimostrato da un recente sondaggio dell’Università di Siena e dello stesso istituto affari internazionali. Ad un quasi cieco sostegno al principio tutto sommato indolore della “cooperazione internazionale” gli italiani accostano una altrettanto plebiscitaria contrarietà all’uso della forza come risoluzione di un conflitto, posizione condivisa dall’86% degli intervistati, e un “no” netto – 60% – alla partecipazione alle missioni militari estere. Sette italiani su 10 sono inoltre contrari all’ipotesi di coinvolgimento in scenari di conflitto, come ad esempio in Siria, anche nel caso di un intervento sotto mandato Onu o Nato.
Michele Marchi, docente a Bologna e analista di mentepolitica.it, nota come in politica estera l’unica cosa che sembra interessare agli italiani è la gestione dei flussi migratori. Per il resto l’immagine che emerge è quella di un Paese ripiegato su se stesso e che si giudica irrilevante sull’arena internazionale. Più distratto che pacifista. (12 feb)