Riesce difficile trovare un comun denominatore tra personaggi così diversi come Franco Freda e Cesare Romiti, Licio Gelli e Giorgio Ambrosoli, Montanelli e Salvini. Se non il fatto che Giampaolo Pansa li colloca tutti nel pantheon dell’Italia moderata, spiegando che li accomuna un’inclinazione politica e culturale per la destra, o per la non-sinistra. D’altra parte il risvolto di copertina del libro di Pansa dice che siamo tutti un po’ di destra e su alcune questioni lo siamo in modo deciso. Era dunque quasi inevitabile che l’album di famiglia di una destra così dilatata, così onnivora, si intitolasse “La destra siamo noi”, come cantano orgogliosi i ragazzi delle curve.
Fra gli antenati della destra italiana – non necessariamente moderata – Pansa cita e racconta alcuni che ne fanno parte a pieno titolo, come Guareschi e il comandante Borghese, Almirante e Pisanò, l’editore Rusconi, i monarchici Covelli e Achille Lauro, Edgardo Sogno e Armando Plebe. Ma include anche democristiani come Bisaglia e imprenditori come Cefis, amici del padrino come Calogero Volpe, preti come Baget Bozzo. Nel suo viaggio a ritroso Pansa si avvale dei ricordi di un anziano funzionario di polizia, già alto dirigente degli affari riservati, personaggio di fantasia solo per i lettori più giovani e meno smaliziati.
Che il Virgilio di Pansa sia un vecchio sbirro rimanda all’idea che la politica non sia che la continuazione della guerra con altri mezzi, tesi che si suppone cara all’autore, il quale da molti anni, come storico revisionista, si propone di raccontare dal punto di vista dei vinti quella che a lui appare come la lunga guerra civile italiana.
Ci sarebbe naturalmente molto da dire sui veri vincitori e i veri vinti negli ormai quasi 70 anni di storia repubblicana, ed è significativo che il diario di Pansa si fermi al 1994, lasciando in bianco il ventennio che da allora ci ha portati fin qui. Ma ci sarà tempo per rimediare perché Pansa è energico e perché la destra merita di essere raccontata non solo nella cattiva ma anche nella buona sorte.