(20 feb) La ricerca italiana ancora una volta leader nel settore ambientale. L’ultima conferma arriva da Bruxelles e ha a che fare con il progetto “Opera” dell’Università degli studi di Brescia. “Opera” – e nel dettaglio il software “Riat +” – è stato pensato per aiutare le comunità locali nella pianificazione delle politiche di risanamento della qualità dell’aria e consentire così, alle amministrazioni, di scegliere la strada migliore per risolvere il problema dell’inquinamento ambientale. Il progetto (www.operatool.eu), cofinanziato dalla Comunità Europea all’interno del programma “Life+” continua, infatti, a far parlare di sé: dei 102 progetti europei in tema di ambiente, “Opera” è presente tra i migliori 22 progetti conclusi nel 2014, come risulta dalla classifica stilata pochi giorni fa dalla Direzione Ambiente della Commissione Europea. Non solo: concorrerà alla fase finale per l’individuazione dei 5 Best of the Best projects, che verranno selezionati e annunciati nel corso del mese di aprile. Il team “Opera” è costituito dal gruppo di Modellistica Ambientale del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale dell’Università degli Studi di Brescia (DIMI) che ha svolto il ruolo di coordinatore scientifico, l’Agenzia Ambientale della Regione Emilia-Romagna, coordinatore del progetto, l’Università di Strasburgo, il CNRS francese (Centre National de la Recherche Scientifique), e la società TERRARIA S.r.l., con la collaborazione del Politecnico di Milano. La professoressa Marialuisa Volta, professore associato di Automatica del DIMI e responsabile scientifico del progetto, sottolinea la presenza, tra i 22 progetti selezionali, di una forte componente di progetti provenienti dall’Italia: “Questo è un indicatore importante di quanto la ricerca italiana sia leader nel settore ambientale e – aggiunge Volta – il fatto che al nostro Ateneo sia incluso in questo riconoscimento è un chiaro segnale del ruolo di benchmark che le nostre ricerche in campo ambientale rivestono per la Commissione”. (red)