E’ davvero spettacolare la varietà di commenti sull’inattesa offensiva imprenditoriale di Berlusconi. Secondo lo storico Giovanni Orsina, che scrive sulla Stampa, è lecito dare una lettura politica e un giudizio positivo dell’attivismo che stanno mostrando negli ultimi tempi Mondadori e Mediaset: la tesi è che il lento ma irreversibile tramonto del Berlusconi politico stia dando la spinta perché le sue aziende tornino a fare le aziende, scendendo sul mercato e dal mercato traendo le proprie ragioni di forza. Claudio Tito, che firma l’analisi di Repubblica, trova invece che sia da brivido la sola ipotesi che un’azienda appena privatizzata e collocata in Borsa dal governo – cioè Rai Way – possa finire nelle mani del principale concorrente.
Per il nuovo direttore del Foglio, Claudio Cerasa, è invece un segnale incoraggiante il fatto che delle grandi aziende provino, come prova Renzi, a superare l’epoca del guelfo contro il ghibellino, mentre un altro neodirettore, Marco Travaglio, cita la battuta di Bersani, secondo il quale poiché Mondadori assorbe Rizzoli e Mediaset acquista un pezzo di Rai, allora anche il Milan potrebbe comprare l’Inter. Secondo Travaglio, la battuta è bella ma riduttiva perché in realtà è come se il Milan si comprasse tutte le altre squadre, la Lega Calcio, la Federcalcio e anche gli stadi, le bandiere, le bandierine e naturalmente gli arbitri.
Citazione finale per Stefano Balassone, padre insieme ad Angelo Guglielmi della gloriosa Rai 3 e con lui autore di un saggio Bompiani intitolato “Finalmente la riforma della Rai”. Balassone, nel suo blog sul Fatto, fa notare che le torri di Rai Way sono roba da vecchia tv, con la data di scadenza come il latte, perché il digitale terrestre – che dalle torri arriva – verrà fatalmente rimpiazzato da internet, che dalle torri non ci passa. Tanto è vero che metà del prezzo di Rai Way deriva non tanto dal suo intrinseco valore, ma dall’oneroso contratto di affitto dei suoi servizi da parte della Rai. E dunque: tanto rumore per nulla?
(27 feb)