OMAGGIO A WARHOL E SCHIFANO
“Andy Warhol e Mario Schifano allo specchio”. La mostra che si tiene fino al 31 marzo a Palazzo Tagliaferro ad Andora, nel Savonese, è dedicata a due intramontabili icone della Pop Art americana ed europea Andy Warhol (1928-1987) e Mario Schifano (1934-1998) , a 27 anni dalla scomparsa del primo e a 16 anni da quella del secondo. La critica Viana Conti, che con Philippe Daverio presenta la mostra e ne ha curato personalmente la realizzazione, ha voluto ricreare, tramite un corpus di opere degli anni Settanta e Ottanta, lo scenario di quel contesto creativo della Pop Art nel XX secolo che è stata soprattutto la Warholiana Silver Factory di New York, con cui lo stesso Schifano ebbe intensi contatti. La rassegna ricrea il clima e la temperatura effervescente di questa open house dove passavano, si inserivano, entravano nella catena di montaggio, artisti famosi, gruppi rock, modelle, i grandi della letteratura, dell’arte del cinema, della canzone. La mostra si articola, per quanto concerne Andy Warhol su serigrafie spesso colorate a mano, litografie, acrilici su carta e tela di icone pop, carte da parati, acetati fotografici, oggetti fetish, celebri locandine e manifesti firmati, T-shirts, sovracopertine di libri, autoritratti, copertine di vinili di Rock Star e di “Interview” magazine la rivista americana inventata da Andy Warhol con John Wilcock e Gerard Malanga nel 1969 e che aveva nomi come quelli di Fred Hughes e Bob Colacello in redazione, Truman Capote e Vincent Fremont tra i collaboratori editoriali, Christopher Makos, Robert Mapplethorpe e Bruce Weber tra i fotografi. In parallelo nella sezione dedicata a Mario Schifano vengono presentati smalti su tela, serigrafie a colori su carta e su tela, monotipi serigrafici a più colori su tela, oli su carta bianca con cornice, smalti su carta bianca a quadretti, smalto speciale su perspex smalto su carta telata. (red)
MILANO RICORDA STREHLER
Fino al 31 marzo, al Centro Diagnostico Italiano di Milano, la mostra “Giorgio Strehler: un uomo per Milano, un teatro per l’Europa” mette in luce l’importante eredità che il regista triestino ha lasciato al teatro italiano e a Milano, sua città d¹adozione, che con lui ha conosciuto una caratura europea e internazionale. La mostra, che verrà poi ospitata nel Chiostro del Piccolo Teatro di Milano, è promossa dalla Fondazione Bracco, in collaborazione con l’Accademia Teatro alla Scala e il Piccolo Teatro e si articola in quattro sezioni. La prima sezione presenta la figura di Strehler attraverso le immagini che lo ritraggono durante le prove in palcoscenico e che permettono di riconoscere il suo metodo di lavoro, accanto a quegli attori che ha saputo guidare e valorizzare, regalando al pubblico interpretazioni memorabili. Nella seconda, dedicata alle regie liriche, trovano spazio quattro costumi firmati da Ezio Frigerio e Franca Squarciapino, che gli allievi del Corso per sarti dello spettacolo hanno ricostruito per l’occasione: si tratta del costume di Elisetta de Il matrimonio segreto (Piccola Scala, 1955), di Anaide de Il cappello di paglia di Firenze (Piccola Scala, 1958), della Contessa de Le nozze di Figaro (Teatro alla Scala, 1981) e di Donna Elvira del Don Giovanni (Teatro alla Scala, 1987). La terza sezione permette di rivedere la Milano del dopoguerra, una città con un grande desiderio di rinascita, animata da un vivace fermento culturale che trova la sua espressione più significativa nella ricostruzione del Teatro alla Scala e nella fondazione del Piccolo Teatro di Milano, inaugurato da Strehler il 14 maggio 1947. Infine, l¹ultima sezione è dedicata agli spettacoli del Piccolo firmati dal Maestro, che hanno profondamente connotato la scena artistica italiana del secondo Novecento proiettandola in Europa e nel mondo, dall¹Arlecchino a Il giardino dei ciliegi, da La tempesta al Faust. (red)
“OGGETTI MISTERIOSI” DI PONTI IN AERORTO MALPENSA
Fino al 31 marzo l’aeroporto di Milano Malpensa ospita la mostra “Oggetti Misteriosi”, che presenta tre opere di Gio Ponti, l’installazione ‘Espressioni’ dello showroom Ideal Standard di Milano (1966), la “Cattedrale di Los Angeles” (1967), i Pavimenti per gli uffici della Salzburger Nachrichten di Salisburgo (1976). Dopo il successo delle iniziative legate a due maestri dell’arte del Novecento, quali Fausto Melotti e Marino Marini, ecco il terzo appuntamento per la “Porta di Milano” dell’aeroporto lombardo, al terminal 1, che vede protagonista una delle personalità più importanti e influenti dell’architettura e del design internazionale. L’iniziativa, promossa da SEA – Aeroporti di Milano in collaborazione con il Gio Ponti Archives, consolida così il progetto studiato da SEA di proporre l’aeroporto, crocevia di emozioni legate all’esperienza del viaggio, come sede ideale per dare voce alle espressioni artistiche nelle loro infinite forme e arricchire la già importante offerta culturale di Milano, proponendo iniziative d’arte a cadenza periodica.(red)
A NAPOLI PROROGA PER AMELIO
Il Museo Madre di Napoli annuncia la proroga fino al 6 aprile della mostra “Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Fino a Pasquetta sarà quini possibile ripercorrere la storia di uno degli indiscutibili protagonisti della storia dell’arte contemporanea che ha contribuito a rendere Napoli uno dei centri della ricerca e della riflessione artistica degli ultimi decenni a livello nazionale e internazionale. In mostra opere fondamentali di più di 50 artisti e un imponente corredo documentario, costituito da una selezione di più di 500 documenti storici – lettere autografe, progetti di mostre e schizzi di allestimento, fotografie, inviti, manifesti, libri, cataloghi, brochure, edizioni numerate, progetti architettonici ed ingegneristici – molti esposti per la prima volta, in prestito dall’Archivio Amelio e da altri archivi pubblici e privati. (red)
BERLINO VISTA DA STAINO E… BOBO
Lo spazio Wunderkammer della GAM di Torino accoglie, fino al 6 aprile, un avvincente fuori programma, dedicando una mostra a uno dei più conosciuti e amati disegnatori satirici italiani, Sergio Staino. Sia Staino che il suo personaggio più famoso, Bobo, sono noti al grande pubblico fin dalla fine degli anni Settanta, quando l’alter ego del disegnatore è apparso per la prima volta sulle pagine di Linus. Da quel momento il personaggio è stato protagonista su gran parte della stampa italiana. Bobo, autoritratto dell’autore scanzonato e ironico, riassume in sé le caratteristiche di un italiano medio borghese di sinistra, simbolo di una precisa generazione, a volte nostalgico e utopista, che guarda alle trasformazioni della società italiana con ironia e buon senso, senza risparmiare momenti di critica profonda. La storia che Bobo ci racconta nelle sale della GAM si svolge in un unico anno, il 1981, quando l’autore si reca a Berlino per raccontare la città con i suoi disegni, su invito di Detlef Heikamp, uno storico dell’arte berlinese rimasto piacevolmente colpito da una vignetta pubblicata in Germania. E Bobo, spesso armato di macchina fotografica al collo, si ritrova a esplorare una città dalle mille contraddizioni e dal grande fascino. Una metropoli in forte espansione architettonica e soprattutto culturale, inserita però nel cuore del comunismo europeo. (red)