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Iacchetti a Roma in “Chiedo scusa al signor Gaber”

it@withub.it by it@withub.it
13 Marzo 2015
in Archivio speciali - Teatro
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IACCHETTI AL SALONE MARGHERITA IN “CHIEDO SCUSA AL SIGNOR GABER”
Mercoledì 18 marzo alle 21 Enzo Iacchetti debutterà con il suo spettacolo “Chiedo scusa al signor Gaber” al Salone Margherita di Roma. L’esigenza di un omaggio al grande cantautore del ‘900 viene da Enzo Iacchetti come un irrefrenabile desiderio per suggellare la sua amicizia anche a 12 anni dalla sua scomparsa. Ecco che, nel 2010, nasce il disco che dà il titolo allo show. Nello spettacolo dal vivo, Iacchetti recita, tra un brano e l’altro, monologhi originali scritti insieme al suo autore Giorgio Centamore che parlano ancora oggi di un’Italia Medioevale in attesa di un nuovo Rinascimento. Omaggio anche al grande Enzo Jannacci con “Una fetta di limone”. Uno show per riscoprire un Gaber attualissimo e un Iacchetti vero animale da palcoscenico. Uno show gioioso, che ricorda un Gaber allegro, all’apparenza meno impegnato, ma nello stesso tempo cinico e attuale anche nelle sue canzoni da tv in bianco e nero. A completare la scenografia le opere luminose di Marco Lodola, artista conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Lo spettacolo sarà in scena fino al 29 marzo. (Cle)

DAL CINEMA AL PALCO: “UNA PURA FORMALITA’” ARRIVA A NAPOLI
Dal film diretto da Giuseppe Tornatore, al palco del Teatro Bellini di Napoli. Va in scena dal 17 al 22 marzo “Una pura formalità” per la regia di Glauco Mauri. In una squallida stanza di uno squallido Commissariato di Polizia, in una lunga misteriosa notte, un uomo aiuta un altro uomo a cercare di capire quel viaggio a volte stupendo e a volte terribile che è la vita. Ma c’è qualcosa di inquietante: tutto è sbilenco, una prospettiva irregolare, libri e faldoni ingrigiti dagli anni, sui muri misteriosi graffiti e un orologio senza lancette, come se il tempo si fosse fermato… Quando il film uscì nelle sale nel 1994 fu accolto, per la sua inquietante novità, con una certa difficoltà da parte della critica. Oggi è considerato uno dei suoi film più belli in assoluto (lo stesso autore ne è convinto), un “piccolo capolavoro”, ne erano protagonisti Gérard Depardieu e Roman Polanski con un giovanissimo Sergio Rubini. Nell’allestimento teatrale, Roberto Sturno è lo scrittore Onoff e Glauco Mauri il commissario. Insieme a loro sul palco Giuseppe Nitti, Amedeo D’Amico, Paolo Benvenuto Vezzoso e Marco Fiore. “L’intensità del racconto, il suo ritmo, illuminato da emozionanti colpi di scena, una razionale e al tempo stesso commossa visione della vita – dice Mauri – mi hanno spinto, in pieno accordo con Tornatore, ad una libera versione teatrale. Già il film ha una sua struttura sospesa fra cinema e teatro e questo mi ha molto aiutato nel lavoro. E come negli ‘incontri’ fortunati, la storia così magnificamente raccontata nel film, ha fatto germogliare in me emozioni inaspettate che diventavano sempre più mie…”. (Cle)

ARRIVA A ROMA “LUNGS” DI DUNCAN MACMILLAN
Andrà in scena dal 17 al 29 marzo al Teatro dell’Orologio di Roma “Lungs” di Duncan Macmillan. In un’epoca di ansia globale, terrorismo, incertezza climatica e instabilità politica, una giovane coppia inizia la fatidica discussione sull’avere o meno un bambino, in un tempo serrato che non lascia spazio neanche al respiro. A pensarci troppo su, si finisce per non farlo più; ad affrettare la decisione al contrario si potrebbe incorrere in un disastro. Avere un bambino è una scelta da farsi per le giuste ragioni, pensano M. e W., interpretati da Davide Gagliardini e Sara Putignano. Ma quali sono esattamente queste giuste ragioni? Si delinea così un ritratto attuale e ironico di una storia d’amore qualunque, spiazzante e brutalmente onesta, divertente e tagliente, che dà voce a una generazione per la quale l’incertezza è un modo di vivere, un ambiente liquido in cui fluttuare in due. La nuova drammaturgia inglese, la coppia contemporanea, l’etica ecologica dei nostri anni, due giovani interpreti talentuosi, una scena nuda e battute a perdifiato: ecco gli essenziali elementi di Lungs, che ha debuttato a Washington per poi essere presentato al National Theatre di Londra, richiamando una grandissima attenzione per l’originalità della scrittura e della struttura drammaturgica. Attraverso una successione vertiginosa di dialoghi, che riproducono con virtuosistica esattezza il parlato, Macmillan ci conduce lungo le stazioni di una relazione amorosa che diventa una finestra sulla contemporaneità. Il palcoscenico spoglio permette alla macchina scenica, diretta con la consueta efficace essenzialità da Massimiliano Farau, continui salti nello spazio e nel tempo, e consegna al pubblico la nuda dinamica del discorso amoroso. “Che cosa accade all’istinto in un’epoca dominata dall’incertezza, dalle catastrofi ecologiche, dalla crisi globale? – scrive Massimiliano Farau, regista – Macmillan, si pone la domanda attraverso le voci di questa giovane coppia, eticamente rigorosa, determinata a fare la scelta giusta. Ma difronte alla loro coscienza, il primo dubbio che sorge nell’ascoltatore è se questa non copra la paura di diventare adulti, di confrontarsi con un impegno definitivo che richiede di amare un essere che ancora non esiste. È questa l’incertezza più radicale nei protagonisti; la loro capacità di amare però, scopriranno e scopriremo, è più grande e tenace di quanto potessero immaginare”. (Red)

ALL’ARGENTINA LA “CARMEN” DI MOSCATO E MARTONE
Dal 18 marzo al 19 aprile al Teatro Argentina di Roma va in scena “Carmen” di Enzo Moscato, con l’adattamento e la regia di Mario Martone e la direzione musicale di Mario Tronco. La Carmen di Martone/Moscato/Tronco è una Carmen mediterranea. L’incrocio di umori e musiche della tradizione gitana a cui hanno attinto Mérimée e Bizet trasmigra dalla Spagna dell’Ottocento a un altro luogo fatale di incrocio tra culture diverse, oggi più che mai: Napoli. La forma dello spettacolo attinge infatti alla sceneggiata come alla zarzuela, in segreto omaggio al grande autore partenopeo di teatro popolare con musiche, Raffaele Viviani, di cui Mario Martone realizzò la messa in scena de “I dieci comandamenti”. Moscato, già autore di folgoranti rivisitazioni di miti del passato, reinventa la Carmen a Napoli, mentre l’Orchestra di Piazza Vittorio (che ha già affrontato una fortunata rielaborazione dell’opera di Bizet), la apre al mondo attraverso la contaminazione tra musiche e canti di paesi lontani. I protagonisti principali, Carmen e Cosè, saranno interpretati da una coppia amatissima del teatro napoletano contemporaneo, Iaia Forte e Roberto De Francesco: con loro in scena Ernesto Mahieux, Giovanni Ludeno, Anna Redi, Francesco Di Leva, Houcine Ataa, Raul Scebba, Viviana Cangiano, Kyung Mi Lee. (Cle)

TERESA MANNINO A ROMA CON “SONO NATA IL VENTITRE’”
Teresa Mannino arriva a Roma per raccontarsi e raccontare la propria vita, “com’ero, come sono cresciuta e come è cambiato il mondo intorno a me”. L’attrice sarà infatti in scena dal 19 al 29 marzo al Teatro Ambra Jovinelli con “Sono nata il ventitré”, diretto da lei. Un viaggio nella sua infanzia, tra i piccoli e grandi traumi di allora che magari poi si sono rivelati formativi. “Sono diventata quella che sono passando attraverso momenti difficili che mi hanno fatto crescere” spiega Mannino che ha scritto il testo insieme a Giovanna Donini. Così, passando attraverso il racconto della sua infanzia trascorsa nell’ambiente protettivo ma anche adulto e forte della sua Sicilia, dei rapporti genitori e figli, o quello dei mitici anni ’70, Teresa racconta la sua versione dei mutamenti avvenuti in questi ultimi anni. Oggi che da figlia è diventata madre, Teresa individua nel rapporto genitori figli un cambiamento critico per cui “siamo genitori talmente preoccupati di tutelare i figli dai pericoli quotidiani – spiega la regista – che non curiamo la società nella quale dovranno crescere”. “Sono nata il ventitré” è lo specchio dei suoi pensieri; e siccome pensa sempre quello che dice e dice sempre quello che pensa, sarà divertente seguire il suo filo logico. “Sono una persona diretta, nel bene e nel male – dice Teresa Mannino -. Questo è il mio pregio ed il maggior difetto. Quando mi interpellano per sapere come la penso rischio sempre di ferire e di essere ferita. Sembra un paradosso, ma la sincerità può essere male interpretata. Anche nella mia carriera, soprattutto all’inizio, quando non mi conosceva nessuno, ho rischiato più volte di lasciare di stucco il pubblico per i miei modi diretti. Ora si divertono un sacco”. (PO / Cle)

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