Giornata di fuoco e tensioni tra il governo e la giustizia: da una parte la polemica tra il premier Matteo Renzi e l’ Associazione Nazionale dei Magistrati, dall’ altra la posizioni, sempre più in bilico, del ministro delle Infrastrutture, il cui coinvolgimento (non in qualità di indagato, ad ogni modo) nella nuova inchiesta sugli appalti per le Grandi Opere rischia di condurlo alle dimissioni. Spifferi di corridoio raccontano di una serie di telefonate tra lo stesso Renzi e il ministro in quota al Nuovo Centrodestra, il quale mantiene il silenzio ma le cui intenzioni sono raccontate dal sottosegretario Graziano Delrio: “Lupi non è indagato e i fatti non sono ancora tutti di nostra conoscenza. Dopo di che è chiaro che ci sono delle implicazioni politiche che sono oggetto di valutazioni, che si stanno facendo e si faranno. Certamente poi la decisione spetta a un singolo, e questo non è nelle nostre disponibilità, ma una valutazione da parte sua credo sia in corso. Dipende da lui”. Ma intanto Movimento 5 Stelle e Sel hanno già presentato mozioni di sfiducia che prescindono dalla futura iscrizione, o meno, di Lupi nel registro degli indagati: “A prescindere da eventuali responsabilità penali i fatti indicati minano in maniera evidente la credibilità del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti” dice la mozione grillina.
Nel frattempo, questa mattina il presidente dell’ Anm Rodolfo Sabelli si era scagliato contro il governo, dicendo a Unomattina che “i magistrati sono stati virtualmente schiaffeggiati e i corrotti accarezzati, mentre uno Stato che funzioni dovrebbe prendere a schiaffi i corrotti e accarezzare chi esercita il controllo di legalità” riferendosi in particolare alla legge appena approvata sulla responsabilità civile delle toghe. In ballo però c’è anche il ddl anticorruzione, che langue in Senato (ma proprio oggi la capigruppo l’ ha calendarizzata per giovedì), con Renzi che per tutta risposta sbotta: “Dire certe cose, avendo una responsabilità, è triste. L’ autorità anticorruzione l’ abbiamo messa in campo perché casa per casa, appalto per appalto, si possa far pulito. Non vogliamo uno Stato di polizia, ma uno Stato di pulizia. E di nuovo Delrio rincara la dose: “Affermazioni come quella di oggi sono totalmente inaccettabili, i lavori sulla giustizia vanno in tutt’ altra direzione, non si può accusare di cattive intenzioni se invece di usare il passo di un centometrista si procede con quello di un duecentista”. (17 mar – Sis)