La crisi economica che viviamo da ormai sette anni ha lasciato un segno anche sui comportamenti, i valori e i numeri rilevati dai demografi. Una delle conseguenze più vistose è stato in Italia il calo dei matrimoni, passati dai 247mila del 2008 ai 207mila del 2012. In compenso sono aumentate le convivenze, anche perché organizzarle costa meno.
Un’altra conseguenza è stata la diminuzione dei divorzi: erano 181 ogni mille matrimoni qualche anno fa, ora sono 173. E’ come se le difficoltà economiche avessero valorizzato il sistema famiglia.
Ma naturalmente si fanno meno figli. In tutta Europa, dopo il picco negativo della metà degli anni ’90, la fecondità stava lentamente risalendo. La crisi ha interrotto questa ripresa demografica: il numero medio di figli per donna ha ripreso a diminuire così che nel 2013 sono stati iscritti all’anagrafe poco più di 514mila neonati, circa 62mila in meno rispetto al 2008. Un calo prevedibile ma non in questa misura, e aggravato dal fatto che, per la prima volta nell’ultimo decennio, sono diminuite anche le nascite da donne straniere.
Alessandro De Rose e Salvatore Strozza, che riferiscono questi dati sul sito neodemos, ci dicono anche che negli ultimi anni è migliorata la percezione delle condizioni di salute fisica, ma è peggiorata quella relativa allo stato psicologico. C’è stato un aumento significativo dei suicidi, fenomeno che riguarda quasi esclusivamente gli uomini tra i 35 e i 69 anni; in questa fascia di età nel 2011 i casi sono stati 1.832 casi, 345 in più rispetto al 2007.
Oggi succede anche che più di un italiano su 10 debba rinunciare per motivi economici a prestazioni sanitarie o all’acquisto di farmaci pur avendone bisogno. E’ in questa situazione il 23% delle donne residenti al Sud. (19 mar)