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Gifuni a Firenze racconta Carlo Emilio Gadda

it@withub.it by it@withub.it
20 Marzo 2015
in Archivio speciali - Teatro
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GIFUNI A FIRENZE RACCONTA CARLO EMILIO GADDA
Fabrizio Gifuni torna dal 24 al 29 marzo al Teatro della Pergola di Firenze con “L’ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro”, secondo capitolo di quella “antibiografia di una nazione” scritta da Gifuni e diretta da Giuseppe Bertolucci. Dopo ‘Na specie de cadavere lunghissimo dedicato a Pier Paolo Pasolini, che nella passata stagione ha ridisegnato la sala della Pergola, riscuotendo un clamoroso successo, Gifuni riprende il discorso guidato dalla lingua e dal pensiero di uno dei più grandi scrittori del ‘900: Carlo Emilio Gadda. I Diari di guerra e di prigionia – resoconto fedele della partecipazione di Gadda alla prima guerra mondiale – e l’esilarante Eros e Priapo, scritto-referto sulla psicopatologia erotica del ventennale flagello fascista, tracciano la rotta di un viaggio che ci conduce fino al nostro presente, alla scoperta di un popolo mai cresciuto. E, in ultima analisi, di noi stessi. La storia racconta di un Carlo Emilio Gadda che, convinto interventista, allo scoppio della Grande Guerra parte come volontario negli Alpini. Fatto prigioniero viene deportato in Germania. A seguito di questa esperienza scrive il Giornale di guerra e di prigionia, denuncia forte e amara dell’incompetenza con cui era stata condotta la guerra. Al rientro in Italia apprende della morte dell’amato fratello Enrico, aviatore, “la parte migliore e più cara di me stesso”. (Cle) Foto di Marco Caselli Nirmal

AL QUIRINO L’“OTELLO” SCARNIFICATO DI LO CASCIO
Un Otello scarnificato, ridotto a quattro personaggi: Otello, Iago, Desdemona, ai quali si aggiunge l’invenzione di un soldato che si fa narratore, coscienza critica, coro. È un Otello shakespeariano profondamente rivisitato quello diretto da Luigi Lo Cascio e in scena ancora fino al 29 marzo al Teatro Quirino di Roma. La tragedia alterna l’uso della lingua italiana e con quella siciliana e il plot appare modificato già nella sequenza temporale, iniziando dalla fine del testo di Shakespeare, quando la tragedia di Otello è già compiuta. “La prima preoccupazione di chi resta è giustiziare Iago – spiega Lo Cascio nelle sue note di regia -. Per mezzo di atroci torture si vuole penetrare il mistero dell’evidente sproporzione tra il suo risentimento per Otello e la catastrofe che ha voluto innescare. Un soldato che ha assistito agli avvenimenti, non sopportando le distorsioni e i travisamenti con cui la vicenda rischia di venire tramandata, racconta la storia del suo amato generale, praticando alcune infrazioni alla realtà in nome di una verità più radicale. Nella sua versione, la storia di Otello è la storia di un uomo. E ciò che lo conduce al compimento del suo atto scellerato non è chiaramente dovuto alle implicazioni che derivano dal colore nero della pelle. Ma da quella differenza fondamentale che talvolta, invece di generare un incontro tutto da costruire in virtù del desiderio, può spalancare un varco da cui può irrompere un odio smisurato. Questa differenza è quella tra uomo e donna”. In scena Vincenzo Pirrotta nel ruolo di Otello, Luigi Lo Cascio in quello di Iago, Valentina Cenni interpreta Desdemona e Giovanni Calcagno è il soldato. (Cle)

“VA PENSIERO CHE IO ANCORA TI COPRO LE SPALLE” A MILANO
In scena dal 24 al 29 marzo al Teatro Filodrammatici di Milano “Va pensiero che io ancora ti copro le spalle”, un atto unico in 6 quadri e canzoni di Giuseppe Vincenzi con la collaborazione alla drammaturgia, regia e interpretazione di Dario De Luca. “La PlayStation3 è senza fili, la Wii pure, il decoder è integrato nella TV e non ha nemmeno un cavo scart, internet è WiFi… ed io con che mi impicco stasera?!?”. Un uomo entra in scena raccontando al pubblico i propri fallimenti. Senza volerlo, parlando e cantando, con le sue cronache così profondamente e tragicamente comiche, inventa una morale che evidenzia bisogni e desideri di una società oramai in mutande e oltretutto sporche. Parla con ironia del mondo di cui fa parte. Racconta di un paese fondato sul reality, di individui che hanno rapporti virtuali, avatar superiori a loro stessi che li rappresentano non solo nel mondo online, ma anche nella vita reale; di uomini e donne che esprimono al meglio le loro emozioni con le faccine nei messaggi su WhatsApp. “Va pensiero che io ti copro le spalle”, fortunato progetto musicale di Giuseppe Vincenzi, rinasce oggi remixato grazie alla complicità di Dario De Luca, per consolidare, innanzitutto, un sodalizio artistico che si è manifestato al pubblico con lo spettacolo Morir sì giovane e in andropausa; ma anche per segnare il primo movimento, una sorta di prequel, di un progetto più vasto che vede i due impegnati nel rinnovamento del genere teatro-canzone. Almeno nelle intenzioni. “Va pensiero che io ancora ti copro le spalle” (2014) è il secondo capitolo della Trilogia del fallimento (Morir sì giovane e in andropausa – 2012 – I capitolo, Parmi veder le lagrime ma è solo un coccodrillo -2016 – III capitolo). (Cle)

PARMA, L’ELISIR D’AMORE INAUGURA STAGIONE LIRICA 2015
La Stagione Lirica 2015 del Teatro Regio di Parma inaugura domenica 22 marzo alle 20 (repliche il 26, 29 e 31 marzo) con “L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, nell’allestimento realizzato dal Teatro Regio nel 1988, che torna in scena a Parma dopo 12 anni, in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale di Modena, con la regia di Marcello Grigorov, le scene e i costumi di Nica Magnani, le luci di Andrea Borelli. Sul podio dell’Orchestra Regionale dell’Emilia-Romagna e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani, Francesco Cilluffo dirige il cast di interpreti composto da Jessica Nuccio (Adina), Celso Albelo (Nemorino), Julian Kim (Belcore), Roberto de Candia (Il dottor Dulcamara), Eleonora Contucci (Giannetta). Sarà allestita presso le sale del Ridotto del Teatro Regio, in occasione del debutto dell’opera, la mostra “Benedette queste carte! – L’elisir d’amore a Parma dal 1834 al 2003”, realizzata in collaborazione con l’Istituzione Casa della Musica e con l’Associazione Sostenitori del Teatro Regio di Parma. La mostra, curata da Giuseppe Martini, racconterà la storia delle rappresentazioni del capolavoro di Donizetti al Teatro Regio di Parma, dalla prima assoluta nel 1834 alla produzione del 2003, attraverso documenti, manifesti, alcuni costumi di scena di Artemio Cabassi, articoli storici, bozzetti, figurini provenienti dall’Archivio e dall’Archivio Storico del Teatro Regio, dalla Sezione musicale della Biblioteca Palatina, dall’Emeroteca della Biblioteca Civica ed altre istituzioni e prestatori. La mostra sarà visitabile con ingresso libero fino al 30 maggio. (Cle)

“SVENIMENTI”: I RACCONTI DI CECHOV IN SCENA A MILANO
La Compagnia Le Belle Bandiere arriva al Teatro Menotti dal 24 marzo al 2 aprile con “Svenimenti” che, con le repliche milanesi, termina il tour 2015. Lo spettacolo, diretto e interpretato da Elena Bucci, introduce il pubblico nel mondo di Anton Cechov soffermandosi in particolar modo su alcuni episodi contenuti nei suoi Atti Unici, come “La domanda di matrimonio”, “L’Orso” e “I danni del tabacco”, che, nella trama drammaturgica, s’intrecciano con le suggestioni tratte dalle lettere, dalla biografia e da altre opere del grande autore russo. Il risultato è il racconto di un’epoca, il ritratto del Cechov uomo e scrittore. Un viaggio nel labirinto creativo di Anton Cechov a partire dalle lettere che sua moglie, l’attrice Ol’ga Knipper, continua a scrivergli anche dopo la morte, in un dialogo ininterrotto che ne vuole evocare presenza e voce. La drammaturgia intesse gli atti unici con visioni tratte dai racconti, irruzioni di frammenti di altre opere, lettere che l’autore scambiò con persone care, scrittori e compagni di lavoro. Ne emerge il ritratto, pieno di contrasti, di un uomo medico per vocazione e scrittore per passione, affettuoso e intelligente osservatore degli umani, instancabile e gentile difensore degli ideali, amante della vita tumultuosa del teatro ma anche della completa solitudine, sempre curioso della vita nelle sue variabili forme. In scena insieme a Elena Bucci, anche Gaetano Colella e Marco Sgrosso. (Cle)

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