“L’Inps non à mai stata in grado di mandare un rendiconto a tutti i lavoratori sullo stato dei loro versamenti e non è mai stata in grado di fornire una previsione sulla pensione che ciascuno può attendersi in futuro. Eppure l’Inps possiede le informazioni sui versamenti individuali, conosce meglio di chiunque le norme che si applicano a ogni futuro pensionato, è in grado di fare una stima delle carriere di ogni individuo, sa quale è l’algoritmo che lega i contributi di ciascuno alla pensione a cui avrà titolo. Sono conoscenze e calcoli complessi per la maggior parte delle persone. Non per una istituzione depositaria di tutte le conoscenze necessarie allo scopo.
Che i lavoratori possano avere un beneficio da questa conoscenza è ovvio. Avere un’idea, la più precisa possibile, della pensione, consente a ciascuno di pianificare i propri risparmi. Se è troppo bassa, si può decidere di partecipare a un fondo pensione, lavorare di più, risparmiare di più. E non trovarsi a dover stringere la cinghia (o anche peggio) da vecchi, quando si scopre di aver erroneamente pensato di ottenere un assegno più elevato. Ma l’informazione è cruciale anche per la solidità del sistema pensionistico. Se i lavoratori non accumulano abbastanza risparmi perché credono che avranno una pensione elevata, non saranno poi in grado di condurre una vita decente, obbligando lo Stato a intervenire per limitare l’indigenza. Una classe dirigente degna di questo nome, un ministro responsabile, un presidente dell’Inps che interpreta bene il suo ruolo avrebbero già messo ciascun lavoratore nelle condizioni di sapere con quanto andrà in pensione”. Questo scriveva l’economista Tito Boeri il 19 dicembre 2013 sul sito lavoce.info. Adesso il presidente dell’Inps è lui. Il presidente Boeri farà ciò che l’economista Boeri gli chiedeva?