Il ddl anticorruzione già muove i suoi primi passi. Il Senato ha approvato i primi due capitoli del provvedimento tanto voluto dal presidente Grasso, e che punta a inasprire le pene principali e accessorie per i reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, indebita induzione, peculato). Lo ha fatto approvando, rispetto alla versione uscita dalla Commissione (e che prevede obblighi di riparazione pecuniaria, attenuanti in caso di collaborazione utile alle indagini; scambi di informazioni tra giudice amministrativo, pubblico ministero e Autorità anticorruzione; distingue la fattispecie delle false comunicazioni sociali delle società quotate da fatti di lieve entità e prevedendo la non punibilità per fatti di particolare tenuità), l’ aumento da un terzo fino a due terzi l’ efficacia dell’ attenuante per collaborazione, e della pena accessoria dell’ interdizione dalla professione. Il clima resta teso intorno al provvedimento: i senatori del Pd vengono chiamati a raccolta da un sms che li obbliga alla presenza in aula per il voto, nel timore di numeri non sufficienti, quelli del Movimento 5 Stelle da una parte attaccano (“se davvero ci tiene all’ approvazione di una legge efficace, il presidente Grasso dovrebbe ritirare la sua firma dalla sua proposta di legge, totalmente devastata da un accordo tra partiti che mira solo ad evitare (tra lo loro fila) un arresto al minuto” dice Luigi Di Maio, dalla Camera) dall’ altra ammettono che nel testo “ci sono delle cose realmente efficaci, – spiega Cioffi – come le norme anticorruzione che mandano in galera corrotti e corruttori, che per noi sono punti importanti”. Intanto, in un accorato intervento a Palazzo Madama, il ministro della Giustizia Andrea Orlando spiega che “chi si fa corrompere e chi corrompe tradisce il Paese, è questo che vogliamo sottolineare e credo che lo facciamo con una volontà che è quella però, di dare strumenti più efficaci e più congrui alla lotta alla corruzione. Abbiamo iniziato questo percorso le Organizzazioni internazionali ci segnalavano dei vuoti, che nel nostro Paese c’ erano due gravi lacune, una del riciclaggio e l’ altra lo svuotamento del falso in bilancio. Noi oggi colmiamo queste due lacune”. Secondo il ministro “nel corso di questo ventennio sono state inasprite le pene per i reati contro il patrimonio, contro la criminalità organizzata, per quanto riguarda il consumo e lo spaccio di stupefacenti e tuttavia quello che riguardava la corruzione sono rimaste indietro. Significa che il legislatore aveva fatto una scelta di campo”.
(26 mar – Sis)