AL VASCELLO “LA CANTATRICE CALVA” DI IONESCO
Eugene Ionesco è con Samuel Beckett il rappresentante più famoso di quella corrente teatrale contemporanea definita “teatro dell’assurdo” che porta in scena i nodi esistenziali dell’uomo moderno: incomunicabilità, falsità di rapporti, routine, difficoltà a dare un senso all’esistenza. Nel 1950 mette in scena “La cantatrice calva”, in scena al Teatro Vascello di Roma dal 31 marzo al 4 aprile, una commedia in cui Ionesco si presenta come autore d’avanguardia, deciso a voltare le spalle al teatro canonico e sfuggire al realismo e alla psicologia. I protagonisti sono due anonime coppie inglesi – gli Smith e i Martin – rappresentati come gli archetipi della borghesia; parlano ma non comunicano, limitandosi a uno scambio di frasi banali e convenzionali, non pensano perché hanno perso la capacità di pensare, non esprimono emozioni e passioni, né le comunicano agli spettatori. Sono prigionieri del conformismo, simili ad automi viventi, senza alcuna sostanza psicologica. Il risultato è una situazione paradossale, comico-grottesca in cui i protagonisti dialogano sul nulla. È interessante seguire la genesi di questo lavoro. Ionesco aveva deciso di imparare l’inglese; leggendo un manuale di conversazione rimase colpito dall’involontaria comicità dei dialoghi, rendendosi conto di avere davanti un testo quasi pronto, facilmente adattabile in chiave umoristica. La bizzarria del titolo suggerisce chissà quali significati simbolici; niente di tutto questo, fu solo il risultato del lapsus di un attore durante le prove. L’enigmatica cantatrice calva che ha dato il titolo all’opera, disperatamente assente, costituisce una manifestazione supplementare dell’incoerenza; non facendo mai apparire la cantatrice calva, Ionesco parodia una tecnica destinata a creare il mistero attorno ad un personaggio che svolge tuttavia un ruolo importante nell’azione, anche se non svolge alcun ruolo. Ultima regia di Massimo Castri che, dopo il premio UBU 2010 come miglior spettacolo dell’anno ricevuto per Finale di partita di Samuel Beckett, ha affrontato per la prima volta un altro maestro del ‘900 come Eugène Ionesco. In scena Mauro Malinverno, Valentina Banci, Fabio Mascagni, Elisa Cecilia Langone, Sara Zanobbio, Francesco Borchi. (Cle)
Foto di Baldassarre Amodeo
RANIERI TORNA ALL’OLIMPICO CON “SOGNO E SON DESTO”
Torna al Teatro Olimpico di Roma Massimo Ranieri con “Sogno e son desto” uno show unico, in cui l’artista mescola tutti i suoi successi con quelli dei grandi autori di musica e teatro. Canzoni e monologhi si intrecciano ad un racconto giocoso e provocatorio, un inno alla vita, all’amore e alla speranza. Ancora una volta, dall’8 al 19 aprile sul palco romano, Ranieri è protagonista indiscusso della scena, generoso nel darsi completamente al pubblico che oggi come ieri lo segue con passione. Attore cantante ballerino e one man show a tutto tondo, tradizionale ma sempre attuale, pronto a mettere tutto il suo straordinario talento e tutta la sua rigorosa professionalità al servizio dell’arte. (Cle)
SEPE DIRIGE “ZIO VANJA” AL MERCADANTE DI NAPOLI
Prosegue al Teatro Mercadante di Napoli, il debutto in prima nazionale dello spettacolo “Zio Vanja”, di Anton Cechov, con la regia di Pierpaolo Sepe e la collaborazione drammaturgica di Armando Pirozzi, nuova produzione del Teatro Stabile di Napoli, nell’ambito del focus Cechov della Stagione, in scena fino a domenica 19 aprile. Lo spettacolo è interpretato da Paolo Serra, Gaia Aprea, Federica Sandrini, Sara Missaglia (in voce registrata), Giacinto Palmarini, Andrea Renzi, Diego Sepe, Fulvia Carotenuto. “Cechov non consente alcuno spazio alla vanità di attori e registi; esige onestà, attenzione, cura, e quindi i criteri rappresentativi non possono che fondarsi sul principio dell’essenzialità, quasi della nudità”, scrive Sepe nelle note allo spettacolo. “Abbiamo cercato – prosegue – di resistere a qualsiasi tentazione di spettacolarizzazione per non sottrarre potenza e poesia al testo. Abbiamo cercato di raggiungere tutti i significati che il testo contiene per restituirli con la forza e la grazia necessari. La storia e le problematiche che essa contiene pare non siano invecchiate e ci si ritrova, quindi, a parlare di noi, delle nostre piccole e meravigliose vite, delle nostre paure e dei nostri sogni, di tutto ciò che abbiamo perso, di tutto ciò che abbiamo avuto. Alla fine sembra trionfare la profonda immoralità delle nostre esistenze, l’incapacità di risollevarsi e di raggiungere una felicità seppur apparente, e Cechov pare deriderci, raccontandoci come esseri patetici, ridicoli, mortificati e dolenti”. (Cle)
“IL SIGNOR FORTUNATO E ALTRE STORIE” DEBUTTA A ROMA
Debutta in prima assoluta il 31 marzo al Teatro Studio Uno di Roma la prima produzione dell’Associazione Culturale Il Volo del Calabrone, “Il Signor Fortunato e altre storie” uno spettacolo scritto e diretto da Liborio Luca Mazzone, interpretato da Elisa Armellino, Daniele Bianchini, Marco Fasciana, Laura Garofoli, Liborio Luca Mazzone, Ezio Passacantilli, Ania Rizzi Bogdan e Martina Storani, in scena sul palco romano fino al 5 aprile. Per la prima volta, in via del tutto eccezionale, a un ristretto gruppo di spettatori viene concesso di visitare un ospedale psichiatrico. Al centro della sala d’aspetto quattro pazienti, come animali in una gabbia da circo, proveranno a raccontare la loro storia, alternando momenti buffi e divertenti a riflessioni sul disagio, la sofferenza e l’oblio. La malattia si siede di fianco a noi, si presenta, ci racconta la sua storia. Le sue storie. Sei. I visitatori (il pubblico) verranno poi chiamati in ambulatorio dove, guidati dal dottor Scaccianoci, analizzeranno e, insieme, vivranno il caso, la storia del Signor Fortunato. Questa esperienza darà modo di riflettere su i processi mentali, che costituiscono il nostro essere, la nostra vita. Una riflessione ironica a volte amara, sull’atteggiamento ostile e superficiale che abbiamo nei confronti della malattia e di tutto quello che non conosciamo. L’ignoto, invece di incuriosirci, ci spaventa. Riusciremo a guardare oltre la gabbia? (Cle)
“CERCANDO SEGNALI D’AMORE NELL’UNIVERSO”: IL ONE MAN SHOW DI BARBARESCHI A GENOVA
“Uno spettacolo ricco di grandi emozioni che arrivano al cuore dello spettatore”: così Luca Barbareschi presenta “Cercando segnali d’amore nell’universo” il suo one man show che debutterà il 31 marzo al Corte di Genova. Uno spettacolo con il quale l’attore e autore festeggia “i suoi primi quarant’anni di carriera”. Diretto da Chiara Noschese e accompagnato dalla musica dal vivo del “Marco Zurzulo 5tet”, Barbareschi, con il pretesto biografico, ripercorre con “Cercando segnali d’amore nell’universo” le tappe fondamentali della sua vita, prendendo a prestito le parole di Shakespeare e di Wedekind, di Mamet e di Tomasi di Lampedusa, di Eschilo e di Leopardi, e giocando con le note musicali di Mozart, James Taylor, Simon & Garfunkel, Chico Buarque. Uno spettacolo che, per la vastità dei temi toccati permette a ognuno di riconoscervisi e che Barbareschi vuole esplicitamente dedicare “a quanti non hanno smesso di cercare nei loro sogni, nei cieli notturni, nelle storie antiche, nelle lunghe attese, nella voglia di fare festa, perché la vita è questo strano gioco nel quale tutti ci troviamo a recitare”. (Cle)