Tra le aziende della provincia di Modena gira un volantino che esorta a vincere la crisi utilizzando lavoratori interinali a contratto rumeno. L’agenzia che offre il servizio assicura massima flessibilità e risparmi del 40% grazie a questa formula: Niente Inail – Niente Inps – Niente malattia – Niente infortuni – Niente TFR – Niente consulenti – Niente tredicesima – Niente quattordicesima. E infine niente anticipo di Iva perché le nostre fatture – assicura il volantino – sono comunitarie.
La Cgil di Modena, che ha segnalato la vicenda alla procura della repubblica e all’ufficio del lavoro, la definisce “un caso straordinario per dimensione, crudezza e cinismo”. Ma non è che l’ultimo di una lunga serie.
Il rapporto Unioncamere sull’economia illegale in Emilia Romagna ha documentato casi di riciclaggio, creazione di imprese fittizie, cooperative fasulle, episodi crescenti di corruzione, reati ambientali e impiego frequente di manovalanza arruolata sottocosto fra disoccupati e precari, spesso italiani come i loro reclutatori.
L’insediamento della ‘ndrangheta e della camorra in Emilia Romagna, trova riscontro non solo nei 160 arresti di fine gennaio ma anche nella grande quantità di manodopera calabrese e casalese nei cantieri del dopo terremoto e nei diversi filoni produttivi dell’agroalimengare.
Il fenomeno non è solo emiliano. Tre giorni fa – e di nuovo su denuncia della Cgil – i carabinieri di Catania hanno arrestato una banda di caporali che ingaggiavano braccianti rumeni, pagandoli 25 euro per 12 ore di lavoro nelle campagne di Paternò.
Sono le nuove forme di schiavismo che fioriscono all’ombra della crisi e che le statistiche ufficiali non fotografano. (3 apr)