Al via questa sera al Teatro Cometa Off di Roma “On the Revolutionary Road”. Lo spettacolo, che sarà in scena fino al 12 aprile, è una produzione dell’associazione culturale Carmentalia nata dalla penna di Samuele Chiovoloni, Teatro di Sacco Perugia e autore radiofonico classe ’87. Sul palco romano Elisa Menchicchi (attrice romana, già in compagnia con ricci/forte dal 2010 al 2014 e diretta da registi quali Valentino Villa, Alfonso Santagata, Giancarlo Fares) Giulio Forges Davanzati (diplomato presso L’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e protagonista di tournée accanto a, tra gli altri, Giuliana De Sio, Michele Placido e diretto al cinema da nomi quali Ettore Scola, Maurizio Ponzi, Nicola Deorsola).
IL ROMANZO DI YATES – Lo spettacolo è tratto dal romanzo “Revolutionary Road” di Richard Yates del 1961: un indiscusso modello per il realismo americano, ammiratissimo anche da tutta la corrente post-moderna ed ultra-contemporanea, che però non incassò né gran successo né alcun riconoscimento o premio. Una rilettura critica attenta, successiva alla morte di Yates occorsa nel 1992, ha definitivamente riconosciuto il coefficiente letterario e poetico e la riconoscibilissima cifra stilistica della sua opera, Revolutionary Road in primis sceneggiato per il cinema nel 2008 da Justin Haythe per la regia di Sam Mendes e l’interpretazione di Leonardo di Caprio, Kate Winslet, Micheal Shannon, Kathy Bates e Zoe Kazan.
LO SPETTACOLO TEATRALE – “On the Revolutionary Road” è una riduzione per due attori che esplora le latitudini oscure della vita sentimentale e domestica dei due protagonisti, April e Frank Wheeler (“i giovani Wheleer di Revolutionary Road o i giovani rivoluzionari di Wheeler Road”) correndo sulla linea tesa fra aspettative reciproche e insoddisfazione personale. Sullo sfondo la rampante società americana reduce dalla vittoria della seconda guerra mondiale, definitivamente al vertice del mondo ben lungi dal discutere il proprio equilibrio interno, fiera della propria ottusità e mezza annegata nell’ondata di alcool post-proibizionista. I due interpreti si trasformano scenicamente in ciò che occorre a rendere la profondità del quadro, il provincialismo dell’ambiente lavorativo, la civetteria del vicinato e il rapporto simbiotico con un “altrove” più autentico verso il quale correre incontro pur di sfuggire al “vuoto disperato”. (Cle – 7 apr)