(13 apr) Il Maestro Petraroli, in arte Yeros, si è esibito in tutto il mondo. E’ stato protagonista sui più prestigiosi palchi internazionali: da Cape Town a New York passando per Pechino, Dubai, Los Angeles, Oslo e Dusseldorf. Senza dimenticare i fortunati concerti a San Paolo e a Rio De Janeiro. Nei giorni scorsi però ha fatto tappa a Roma: in occasione dell’uscita di “Fanteim” – il suo nuovo disco in uscita domani (Yeros Production S.r.l./Edizioni Musicali Starpoint International S.r.l/Gerardo Petraroli) – il pianista e direttore d’ orchestra – si è esibito, infatti, venerdì 10 aprile all’Auditorium Parco della Musica. Yeros ha portato in scena i brani del suo ultimo lavoro che inaugura un nuovo orientamento musicale definito dallo stesso maestro “Darklassic”: “Il pensiero di fondo – ha spiegato – è sicuramente riconducibile alle mie lauree in filosofia e psicologia e si basa sull’idea che ognuno ha una luce, una strada da seguire che va cercata dentro di sé per sopravvivere in primo luogo a sé stessi. Il concetto di ‘Darkclassic’ si basa su due aspetti: l’oscurità e la tenebra. Mentre nell’oscurità la luce non si differenzia dal buio e si è incapaci di vedere, nella tenebra si ha la possibilità di aprire gli occhi e guardare il buio”. Il lavoro del maestro Petraroli – definito dalla critica internazionale “compositore eclettico e poliedrico” – si lega, inoltre, ad un concetto di “tritticità dell’arte” espresso – durante le esibizioni – grazie a un mix di musica, immagini-video e recitazione teatrale. “Credo – ha dichiarato il maestro – che la musica, il teatro e le immagini prese singolarmente non bastino per un’effettiva comprensione delle cose. Questi tre elementi, presi insieme, possono invece tentare di rispondere agli interrogativi del mondo e dell’arte attraverso una sensibilità ed un profondo equilibrio morale ed etico”. “Fanteim” è frutto dell’ispirazione suscitata dalla città di Matera, Capitale della Cultura Europea 2019, una città alla quale Petraroli è legato “da 20 anni grazie ad alcuni amici fraterni”. “Matera – ha precisato – è stata per me una sorta di porta ermetica, un ricettacolo di viaggi fatti in tempi passati ed espressione delle infinite parti del mondo. I sassi rappresentano per me quel vuoto che le persone hanno, un vuoto che è possibile colmare osservando e ascoltando le viscere interiori della terra. Il sasso diventa quindi presenza, parola, risponde a quel bisogno di ricerca ascetica e misticità”. “Ho cercato di ascoltare la profondità della terra – continua Petraroli – assorbendo quell’atmosfera attonita e magica, in quei silenzi che assordano. Tutto questo mi ha fatto maturare l’idea di scrivere musica non accademica ma più popolare: più intensa, fatta di ritmi incalzanti, con sonorità più sofisticate”. Applaudito in tutto il mondo l’eclettico compositore ha dichiarato di aver “ritrovato ovunque Ie stesse cose, fiorite da diverse culture, che ci rendono testimoni di coscienze diverse che provengono da tempi diversi”. “Penso – ha aggiunto il maestro – che a livello sociologico noi italiani siamo spinti a cercare fortuna nel mondo, adattandoci a far qualsiasi cosa all’estero, sentendo però forte il bisogno di essere noi stessi senza tradire le nostre origini”. “Personalmente – ha concluso – non miro al successo o alla notorietà: ciò che mi auguro è che attraverso la mia musica si possa uscire dal degrado, da quell’inerzia che ci spinge spesso all’omologazione, preferendo piuttosto uno scambio di informazioni e di idee per fuggire al dilagante appiattimento e nichilismo contemporaneo”. (Paf)