Sciatteria, disorganizzazione, disattenzioni, abusi. Dopo il cedimento del pilone della autostrada siciliana A19 a causa di una frana questa è stata la diagnosi di Erasmo D’Angelis, coordinatore della nuova struttura di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico.
Per prevenire danni o disastri, in otto mesi di lavoro D’Angelis ha recuperato 5 miliardi che erano stati stanziati ma non spesi, soprattutto al Sud. Eppure da fare ci sarebbe molto, visto che ogni anno in Italia si registrano mille frane, più che in tutti gli altri paesi d’Europa messi insieme. L’anno scorso sono state 211 quelle che – oltre a distruggere case e strade – hanno causato morti, feriti o evacuati. L’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale ha calcolato che siano oltre 1 milione le persone a rischio, in una graduatoria che vede in testa Calabria e Marche. Lo stesso istituto ha censito 6.180 punti critici lungo la rete stradale principale, di cui 720 a ridosso delle autostrade. Sono invece più di 1.800 i tratti a rischio lungo i 16 mila chilometri di rete ferroviaria.
Servirebbero opere di qualità, come i ponti e le strade romane costruiti 2000 anni fa e che noi usiamo ancora. Invece capita che crollino viadotti appena inaugurati. Nella realizzazione delle opere dovremmo dare più spazio a ingegneri, architetti e geologi, meno ad avvocati e burocrati, ha detto Ermete Realacci, presidente della Commissione Lavori Pubblici della Camera.
Un altro problema nasce dal fatto che la legge obiettivo del 2001 prevede che il direttore dei lavori – il quale vigila su tempi, costi e corretta esecuzione dell’opera – venga scelto dal general contractor, cioè dall’impresa affidataria dell’opera , mentre dovrebbe essere un soggetto terzo. Ci si attende che il Senato, che se ne sta occupando in questi giorni, metta fine a questa assurda coincidenza di controllore e controllato che tanti danni e tante tangenti ha prodotto. (15 apr)