Parma, 16 apr – E’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos One uno studio sull’utilizzo della spettrometria di massa per la rivelazione e la differenziazione di Entamoeba histolytica ed Entamoeba dispar, due amebe parassite dell’intestino umano. Lo studio è stato realizzato da Adriana Calderaro in collaborazione con Carlo Chezzi, M. Cristina Arcangeletti, M. Cristina Medici, Flora De Conto e con Maddalena Piergianni, Mirko Buttrini, Sara Montecchini, Giovanna Piccolo, Chiara Gorrini e Sabina Rossi dell’Unità di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma. Entamoeba histolytica ed E. dispar sono amebe (protozoi parassiti) – l’una patogena e l’altra no – che possono colonizzare l’intestino umano in seguito all’ingestione di acqua o alimenti (soprattutto frutta, ortaggi, verdure appena raccolte o fresche imbustate pronte all’uso) contaminati da feci umane, rientrando nella categoria degli agenti di infezioni veicolate da alimenti. E. histolytica è causa di dissenteria amebica, nota anche come amebiasi intestinale, che può presentarsi con quadri clinici di severità variabile, dalla diarrea muco-sanguinolenta alla dissenteria acuta fulminante. A volte il quadro clinico si può aggravare con la forma extraintestinale (amebiasi viscerale), dovuta alla disseminazione del parassita dall’intestino attraverso il circolo ematico a sedi diverse (fegato, polmoni, cervello), dove è causa di ascessi, spesso con esito fatale. L’Oms descrive l’amebiasi come una delle maggiori cause di morte dovute a malattie a eziologia protozoaria, con approssimativamente 50 milioni di casi e 100.000 morti l’anno. E’ un’infezione cosmopolita riscontrata a tutte le latitudini, ma essendo favorita da carenze igieniche e da climi caldo-umidi, il suo riscontro è comunque più frequente nelle regioni tropicali e sub-tropicali dei Paesi in via di sviluppo. La prevalenza dell’infezione da E. histolytica e da E. dispar nella nostra realtà è pari circa all’1% e al 7%, rispettivamente, e i casi di amebiasi (diagnosticati sia a soggetti italiani che stranieri provenienti da Paesi in via di sviluppo) sono per il 50% intestinali e per il 50% sono caratterizzati da complicanze extraintestinali. Tuttavia tale prevalenza dei casi di amebiasi è destinata ad aumentare a causa dei flussi migratori da Paesi in via di sviluppo. Ad oggi i metodi più utilizzati per differenziare le amebe gemelle E. histolytica “gemella cattiva” ed E. dispar “gemella buona”, sono i saggi di analisi del DNA di queste amebe, i quali, pur essendo altamente sensibili e specifici, sono anche di complessa esecuzione e notevolmente costosi. Negli ultimi anni la spettrometria di massa (MS) ha assunto sempre più importanza nei laboratori di microbiologia clinica, compreso quello dell’ateneo di Parma, come strumento per l’identificazione rapida e accurata di batteri, virus e funghi; tuttavia la sua applicazione in campo parassitologico resta ancora molto scarsa. Nello studio pubblicato è stata valutata per la prima volta la possibile applicazione della tecnologia Maldi-Tof Ms all’identificazione ed alla differenziazione a fini diagnostici di Entamoeba histolytica ed E. dispar in campioni biologici di pazienti con sospetta parassitosi intestinale.
(PO / red)