Il Parlamento ha dato il proprio via libera al Documento di Economia e Finanza varato dal governo per il 2015. Un documento che prevede per il 2015 un incremento del Pil dello 0,7 e, negli anni 2016 e 2017, pari all’1,4 e all’1,5 per cento. Per il triennio il Def conferma gli obiettivi di indebitamento netto pari rispettivamente a 2,6, 1,8 e 0,8 per cento. Il rapporto tra debito e Pil crescerà nel 2015 (da 131,1 a 132,5 per cento) per scendere nel biennio successivo a 130,9 e 127,4 per cento. Nella stessa giornata di oggi, Camera e Senato hanno dato l’ok alle risoluzioni presentate dalle rispettive maggioranze: quello della Camera impegna il governo a “congelare” 1.6 miliardi, l’equivalente del ‘tesoretto’ stimato dal governo “in attesa di registrare la presentazione del disegno di legge di assestamento, l’accantonamento di corrispondenti risorse nel bilancio dello Stato”. Quella del Senato a utilizzare lo spazio di manovra sul raggiungimento del pareggio di bilancio per rafforzare l’implementazione delle riforme strutturali; a utilizzare la flessibilità condizionata alle riforme per neutralizzare le clausole di garanzia, assicurando riduzioni di spesa selettive; a favorire la ripresa del credito per cittadini e imprese; a rilanciare le aree sottoutilizzate; a sostenere gli investimenti degli enti locali, superando il patto di stabilità interno; a rivedere il sistema di tassazione locale sugli immobili; a valutare l’opportunità di mantenere gli sgravi per i nuovi contratti a tempo indeterminato e di introdurre, nella prossima legge di stabilità, elementi di flessibilità in materia previdenziale; a dare attuazione all’assegno e all’indennità di disoccupazione; a rivedere la normativa sugli appalti pubblici; a destinare ulteriori risorse all’edilizia scolastica, alla messa in sicurezza del territorio e all’efficientamento energetico. Il documento contiene previsioni abbastanza rosee non solo sul Pil, ma anche sul debito, che, spiega Paolo Guerrieri Paleotti, relatore Pd, “potrà in qualche maniera, una volta scontato l’aumento di quest’anno, arrivare a diminuire in rapporto al Pil nel 2016, nel 2017 e nel 2018, così da poter in qualche modo raggiungere un livello che per il 2018 viene stimato intorno al 120 per cento. Questo è un aggiustamento considerevole, che porta ad una riduzione di circa 190 miliardi dello stock di debito che ci permetterà di rispettare la regola del debito, che è una regola fondamentale del fiscal compact”. Il viceministro all’Economia Enrico Morando respinge le critiche di Movimento 5 Stelle e Lega, che avevano parlato di previsioni spropositatamente ottimiste e fuori dalla realtà perché “per la prima volta le previsioni macroeconomiche messe a base sono state oggetto dell’attenzione del neo-istituito e oggi funzionante ufficio parlamentare del bilancio, che è perfettamente in grado di attuare analisi economiche di lungo termine”. E poi ha sottolineato il grande impegno del governo dal momento che “la possibilità di invocare la clausola di salvaguardia legata alle riforme strutturali è legata al fatto che le riforme non siano annunciate, ma approvate e in via di attuazione. Questo è molto impegnativo per il governo in particolare per quella parte di riforme che hanno preso la forma di leggi delega”. (Sis – 23 apr)