Catania, 24 apr – “La bilancia commerciale tra la Sicilia e la Russia pesa tutta in favore di quest’ultima: dei 3,8mld del valore dell’interscambio solo lo 0,4% riguarda le esportazioni siciliane, che si fermano a 17,9mln di euro. E se è vero che l’Isola è un hub importante per le forniture russe di greggio, gas e di prodotti petroliferi raffinati, che rappresentano la stragrande maggioranza delle merci interessate, è vero anche che la Sicilia può fare molto di più sul fronte delle esportazioni verso Mosca”. Lo ha detto oggi a Catania il presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia, Antonio Fallico, nel corso della relazione di apertura del settimo Business Forum dedicato alle relazioni commerciali tra Sicilia, Italia e Russia con circa 200 aziende accreditate. Per il presidente dall’Associazione Conoscere Eurasia – che ha organizzato l’evento assieme al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo in collaborazione con Banca Intesa Russia e Intesa Sanpaolo : “Anche sul fronte dell’incoming turistico la Sicilia deve fare il salto di qualità definitivo. Al di là del primo quadrimestre di quest’anno dove si sconta pesantemente l’effetto delle tensioni geopolitiche e della crisi del Rublo, quello turistico è forse l’unico indicatore economico a non perdere quota nell’annus horribilis 2014, con una crescita degli arrivi – secondo Enit Mosca – del 3% rispetto al 2013”. Per l’Osservatorio turistico della Regione Siciliana, la Russia è il quinto Paese per numero di pernottamenti esteri (dato: 2013) nell’Isola con un’incidenza del 6% del totale, dietro a Stati Uniti (6%), Regno Unito (7%) Germania (17%) e Francia (21%). Complessivamente l’interscambio Sicilia-Russia nel 2014 ha fatto registrare un -22,7% rispetto all’anno precedente, con una perdita di 1,1mld di euro a tutto svantaggio delle importazioni di petrolio e gas, mentre l’export siciliano verso Mosca, al netto del turismo, si è mantenuto quasi stabile (-0,9%). Tra i settori più impegnati, in regressione quello dei prodotti alimentari e delle bevande (6mln di euro, -5,5%) oltre a macchinari e apparecchiature (1,9mln, -17,6%), mentre sono in crescita le vendite di sostanze e prodotti chimici (1,7mln, +106%) e i metalli di base (2,3mln +529%). Perdono il 56% invece i prodotti dell’agricoltura, notevolmente penalizzati dall’embargo della seconda parte dell’anno (232mila euro contro 530mila euro di importazioni nello stesso settore).
(red)