Era attesa come una minaccia, la fiducia sulla legge elettorale. Ebbene, a giudicare dal fatto che non è arrivata una sola, ma addirittura tre, per le opposizioni esterne e interne è andata proprio male. Tanto che nel Pd anche uno pacato come Pierluigi Bersani alla fine sbotta: “Ho votato diciassette volte alla camera la fiducia al governo, più di una volta al mese. Sono pronto a votare per altre diciassette volte su atti di governo che riguardino il governo. Sulla democrazia un governo non mette la fiducia. Si sta creando così un precedente davvero serio, di cui andrebbe valutata la portata. Questa fiducia io non la voterò”. Con lui, in ordine sparso, i vari Speranza, D’Attorre, Civati, Bindi: tutti i ‘leader di minoranza’ di un Partito democratico , lo dice Renato Brunetta – non certo un simpatizzante – “con cui l’autoritarismo di Renzi non ha nulla a che vedere”. Si voterà una volta domani pomeriggio, e due volte giovedì: in mancanza di un maxiemendamento, le tre fiducie riguarderanno ciascuna uno dei tre articoli nei quali è suddiviso l’Italicum (il quarto non verrà messo al voto in quanto non oggetto di modifiche nel precedente passaggio al Senato).
INSULTI ALLA BOLDRINI. La presidente Laura Boldrini, al termine di una capigruppo lunga e tesa, e dopo essere stata duramente contestata in aula per aver avallato, regolamento alla mano, l’ammissibilità della fiducia (vola perfino un insulto dai banchi di M5S, un “collusa” che nel brusio viene interpretato a lungo anche come “cornuta”) deciderà di applicare il Lodo Iotti, secondo cui gli emendamenti potranno essere discussi, anche se non votati. L’accusa forte, da parte delle opposizioni, è quella di validare la fiducia su una legge elettorale basandosi su due precedenti non certo incoraggianti: la legge Acerbo del 1923, voluta da Benito Mussolini per rinforzare la posizione del Partito Fascista; e la “legge truffa” voluta dal ministro Scelba nel 1953. “Cantano “Bella Ciao” e poi mettono la fiducia sulla legge elettorale come è successo solo due volte nelle storia d’Italia. In epoca fascista” scrive su Twitter Carlo Sibilia (M5S). Parla di “fascismo renziano” Brunetta. Ironizza Ignazio La Russa con la Boldrini: “Chissà se anche Renzi avrà il suo nome scritto sull’obelisco…”. Ma è di Sel la protesta più clamorosa, con un copioso lancio di crisantemi “perché oggi si celebra il funerale della democrazia”.
RENZI: “CI PRENDIAMO LE NOSTRE RESPONSABILITA’”. Con due tweet, Matteo Renzi passa avanti e rilancia. “Dopo anni di rinvii noi ci prendiamo le nostre responsabilità in Parlamento e davanti al Paese, senza paura” è il primo cinguettio. E poi la vera e propria sfida: “La Camera ha il diritto di mandarmi a casa, se vuole: la fiducia serve a questo. Finché sto qui, provo a cambiare l’Italia”. In aula invece è Ettore Rosato a spiegare che “l’incoerenza di Forza Italia è uno dei motivi che ci spinge a porre la fiducia. Ci rendiamo conto che è una scelta difficile, ma coerente con l’impegno che abbiamo assunto con i cittadini, quella di dare una legge elettorale al Paese”. Eppure, in mattinata, sulle pregiudiziali la maggioranza aveva incassato un successo ampio, perfino col voto segreto chiesto da Forza Italia: quelle di costituzionalità presentate da Sel, Lega, M5S e Forza Italia erano state bocciate con 209 si e 384 no, quelle di merito anche con un voto in più. Da domani, invece, la conta sarà palese.
(Sis – 28 apr)