Seconda forza politica ormai da tempo per tutti i sondaggisti, il Movimento 5 Stelle se si votasse oggi con la nuova legge elettorale, andrebbe al ballottaggio con il Pd. E per Palazzo Chigi – secondo gli analisti – se la giocherebbe alla pari.
Questo è il non detto che spiega il perché di molte delle barricate erette in Parlamento contro l’Italicum. Lo ha ammesso con la consueta franchezza Rosy Bindi, secondo cui la nuova legge può portare al governo un movimento antisistema.
C’è da dire che questa definizione comincia a stare stretta al Movimento di Grillo. Ci sono proposte importanti del suo programma, come il reddito di cittadinanza, che incontrano adesioni sempre più qualificate. Ne fa un elogio l’ultimo numero della rivista Costituzionalismo, sulla quale scrivono giuristi di chiara fama e di esplicito impegno civile. Come Chiara Tripodina, che insegna nell’Università del Piemonte orientale, e che spiega come il reddito di cittadinanza corrisponda a un diritto costituzionale non a caso previsto in tutti i Paesi dell’Unione escluse Italia e Grecia.
E tuttavia, quando nel dibattito italiano fa la sua comparsa il tema del reddito minimo garantito, esso viene immediatamente bollato con la parola “utopia”, nell’esibita ignoranza del contesto europeo. Come se l’austerità avesse avvinto non solo le esigenze di bilancio pubblico, ma anche l’immaginario politico collettivo. Ma l’Europa – osserva la professoressa – non chiede solo austerità. A scorrere trattati, carte dei diritti, dichiarazioni, risoluzioni, raccomandazioni, l’Europa chiede anche solidarietà nei confronti dei cittadini in condizioni di bisogno; chiede anche l’introduzione di sistemi di reddito minimo garantito per superare la povertà e sostenere l’integrazione sociale.
Lo obiezioni di natura finanziaria alla proposta del reddito minimo sono confutate da molti economisti. Spetta invece alla costituzionalista ricordare che spetterebbe alla finanza essere condizionata dai diritti e non viceversa. (29 apr)