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“Il Seme dell’Altissimo”
di Emilio Isgrò

it@withub.it by it@withub.it
30 Aprile 2015
in Archivio speciali - Mostre
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Il tema dell’Expo di Milano 2015, “Nutrire il pianeta, Energia per la Vita”, e la scultura monumentale di Emilio Isgrò il “Il Seme dell’Altissimo”, si stringono in un simbolico abbraccio interculturale. E’ un seme maestoso di arancio quello realizzato dal 68enne artista siciliano, uno dei nomi dell’arte italiana noti a livello internazionale, sviluppato per 1 miliardo e 500 milioni di volte rispetto alla sua misura in origine, una scultura di sette metri d’altezza realizzata in marmo bianco Altissimo, prezioso lapideo frutto delle Apuane. L’opera è installata su un ventaglio di gradoni in marmo bianco nell’accesso principale, Gate Ovest, dell’Expo Center e, in questa posizione privilegiata, accoglierà i visitatori. La scultura, successivamente alla sua esposizione all’Expo, verrà donata alla città di Milano, dove sarà collocata permanentemente. L’opera affonda le sue radici nel protoseme, una scultura in fiberglass realizzata nel 1968 da Isgrò. Perché un seme di arancio? In tutte le lingue e i dialetti del mondo sono infinite le sfumature che questo agrume assume linguisticamente nelle tre matrici principali: portocáli, narang, appelsien (mela cinese).In un luogo come l’Expo di Milano, dunque, il nome della scultura in marmo bianco Altissimo di Emilio Isgrò verrà pronunciato in tutte le lingue dei visitatori. (red) 

GIOVANI ARTISTI DALLA REPUBBLICA CECA A ROMA

Si tiene fino al 17 maggio al MAXXI, Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, la mostra “Et Cetera”, collettiva di 18 artisti provenienti dalla Repubblica Ceca, selezionati tra i migliori talenti del paese. In esposizione circa 34 opere tra dipinti, sculture, fotografie ed installazioni di varie dimensioni. Promossa dalla Fondazione Eleutheria di Praga, presieduta da Francesco Augusto Razetto la mostra nasce da un percorso che la Fondazione Eleutheria ha intrapreso negli ultimi anni per restituire al periodo del Realismo Socialista quel valore artistico a lungo negato. Con la mostra Et Cetera, lo sguardo è rivolto al presente, in particolare alla produzione degli artisti cechi negli ultimi 25 anni, dopo la caduta del regime comunista e la fine delle costrizioni alla libertà di espressione. Alcuni artisti sono già conosciuti a livello internazionale come Jan Mikulka che nel 2011 ha vinto il “BP Portrait Awards” alla National Portrait Gallery di Londra e Jakub Neprasche ha ricevuto “l’Euromobil Prize” per la migliore opera all’Arte Fiera di Bologna nel 2007 e, sempre nello stesso anno, si è classificato terzo alla Biennale Internazionale di Firenze. (red)

I PIU’ ANTICHI MANOSCRITTI  FRANCESCANI

Per la prima volta assoluta in Italia, fino al 31 maggio, sono esposti al pubblico, in un’unica mostra, al Museo del Tesoro della Basilica di San Francesco di Assisi, i più antichi manoscritti e documenti riguardanti il santo di Assisi. La mostra dal titolo “Frate Francesco: tracce, parole, immagini”, è stata, tra novembre e gennaio, a New York presso la sede ONU e al Brooklyn Borough Hall riscuotendo un grande successo di visitatori. In esposizione manoscritti francescani – 13 codici e 6 documenti d’archivio -, quasi tutti dei secoli XIII e XIV, provenienti Fondo Antico della Biblioteca comunale di Assisi presso la Biblioteca del Sacro Convento di Assisi. Un tesoro documentario mai finora esposto in modo unitario; raramente anche singoli pezzi sono comparsi all’interno di altre mostre.  (red)

DAI SAMURAI A MAZINGA

Prorogata fino al 31 maggio la mostra “Giappone: dai Samurai a Mazinga, con Hokusai, Hiroshige e Utamaro”, a Casa dei Carraresi a Treviso. In occasione della proroga l’esposizione si rinnova con oltre ottanta opere tra le quali preziosi reperti mai esposti provenienti dalla Collezione Bardi custodita nel Museo di Antropologia dell’Università di Padova. Le numerosissime richieste di prenotazioni, circa 20.000, da parte di gruppi agenzie e associazioni da tutto il territorio nazionale, arrivate già a partire dai primi giorni di apertura della Mostra, avevano appunto già convinto gli organizzatori a prolungare la durata della stessa a 31 maggio portando quindi il tempo di apertura dai 4 mesi previsti a oltre 7 mesi. La delicatezza di alcune opere, in particolare le sete e i dipinti su carta, ha reso tuttavia necessaria la loro restituzione agli enti ed ai musei prestatori. Lungi dall’impoverire la mostra, il riallestimento è diventata l’occasione per esporre a Treviso, oltre ottanta nuove opere. Il pubblico può così ammirare trenta nuove stampe Ukiyo-e dei grandi maestri Utamaro, Hiroshige, Hokusai; rotoli a muro decorati su finissima carta; paraventi di carta dipinta; alcune nuove maschere del Teatro Nō; abiti in seta preziosa riccamente decorati; armature di antichi Samurai tra quelle esposte nella prima suggestiva sala della mostra, che prenderanno il posto di quelle ammirate sino ad ora nella prima sala di apertura. Tra le opere arrivate a Treviso spiccano, inoltre, quaranta preziosi reperti mai esposti provenienti dalla Collezione Bardi custodita nel Museo di Antropologia dell’Università di Padova, con modellini di case giapponesi dell’Ottocento, raffinati oggetti di artigianato giapponese risalenti al XVIII e XIX secolo, e preziosi vasi di porcellana.  (red)

NEL MONDO DEI NUMERI

Al Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra “Numeri”, fino al 31 maggio, ha l’ambizioso obiettivo di coinvolgere tutti: da chi ha pochissima confidenza con la materia e qualche curiosità, fino al visitatore più preparato ed esigente. Molte attività di laboratorio, studiate appositamente per le diverse età e classi scolastiche e per il pubblico adulto con differenti conoscenze della materia, accompagneranno tutti all’interno di un mondo affascinante e fondamentale per comprendere molto di ciò che ci circonda. L’idea di fondo è mostrare i numeri nella loro duplice essenza: da una parte sono oggetti naturali e utili, che il cervello umano è predisposto naturalmente a trattare e di cui la società ha continuamente bisogno per quantificare; dall’altra sono oggetti artificiali e sociali, costruzioni teoriche con implicazioni linguistiche e culturali che hanno viaggiato nel tempo e nello spazio. I numeri non sono solo l’alfabeto di ogni discorso scientifico ma, da sempre, esercitano un fascino profondo sul pensiero filosofico e teologico, sulle arti, le parole, l’architettura, la musica. Si mostrerà come “contare” e “registrare” si sono evoluti e come siano diversi da luogo a luogo. Si Arriva, quindi, agli strumenti di calcolo, pensati e costruiti, dagli uomini di ogni epoca, per cercare di superare i propri limiti di comprensione e conoscenza. Si passa poi dai numeri “puri” a quelli “applicati”, cioè a quelli che ci consentono di misurare. Si parte dalle unità di misura (nella vita di ogni giorno, in medicina, in economia) per arrivare alle costanti fondamentali dell’universo e si termina riflettendo sulla dimensione astratta dei numeri. (red)

 

 

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