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PD, E. MARINO: UN PARTITO UNITO
E’ UN PARTITO PIU’ FORTE

it@withub.it by it@withub.it
30 Aprile 2015
in News dal mondo HP, Protagonisti
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In un passaggio delicato per la democrazia italiana con la riforma della legge elettorale, in via di approvazione definitiva, che sta suscitando polemiche e spaccature, anche se le modalità di voto per i residenti all’ estero non sono inserite nell’ attuale riforma, 9colonne ha chiesto ad Eugenio Marino, responsabile per gli Italiani nel mondo del Partito democratico un commento sullo stato dell’ arte.

 

Marino, il Pd si trova a un passaggio difficile. C’è chi, dopo la fiducia voluta da Renzi sull’ Italicum, paragona il presidente del Consiglio e segretario del Pd a Mussolini accusandolo di “fascismo” e chi, al contrario, citando la legge elettorale del 1953 lo accumuna a De Gasperi. Per lei Renzi è come Mussolini o come De Gasperi?

“Io non credo che l’ aver messo la fiducia significhi che Renzi sia ‘ fascista’. E trovo che i nomi di coloro che hanno incarnato le più grandi tragedie del ‘900 andrebbero evocati con prudenza e rispetto. Non credo neppure, sul fronte opposto, che l’ aver messo la fiducia accomuni Renzi alla figura di Alcide De Gasperi, che volle metterla nel 1953 sulla cosiddetta ‘ legge truffa’”.

 

Quindi qual è il suo parere?

“Sono convinto che i consiglieri del premier e alcuni suoi supporter piuttosto acritici abbiano sottovalutato il significato politico dell’ accostamento della scelta di Renzi a quella di De Gasperi, che vedo da più parti riproposto nell’ intento di corroborare la cifra profondamente democratica della prima. Suggerirei di non fermarsi all’ atto in sé (il porre la fiducia), ma di ricordare anche quel che ne venne dopo”.

 

Cosa venne dopo?

“Quando De Gasperi mise la fiducia, provocò in realtà una spaccatura grave in Parlamento e nei partiti. La legge passò a maggioranza e allontanò profondamente la Dc dal Pci e da altre tradizioni democratiche importanti. Vi si opposero con forza, se non sbaglio, persino personaggi come Pietro Calamandrei (che non era un ‘ gufo’ né un ‘ frenatore’ di riforme o amante della ‘ palude’). Questa frattura determinò un clima esasperato e conflittuale in Parlamento e nel Paese e, mi pare, alle successive elezioni i partiti che avevano sostenuto quella legge registrarono un sensibile calo di consenso elettorale rispetto alle consultazioni del 1948: la Dc, il PSdA, il Pri, i socialdemocratici e il Pli. Mentre avanzarono coloro che vi si erano opposti: il Pci e il Psi a sinistra e i monarchici e il Msi a destra. La ‘ legge truffa’ ebbe vita breve e ingloriosa, dunque. Fu abrogata l’ anno appresso dal governo Scelba, lo stesso che l’ aveva proposta al Parlamento da ministro dell’ Interno del governo De Gasperi”.

 

Quindi, secondo lei, seppure Renzi non sia né come Mussolini né come De Gasperi, pensa che la fiducia sia stato un errore?

“Sì, certo. Porre la questione di fiducia sulla riforma elettorale fu un errore allora e lo è oggi. E non perché si attenta alla Costituzione e alla democrazia, ma perché si scavano solchi profondi nel Paese, in Parlamento e all’ interno di comunità politiche, si incrinano (paradossalmente) fiducia e rispetto reciproco e il giorno dopo sarà più difficile stare insieme, decidere insieme e camminare gli uni accanto agli altri. Un Pd unito è un Pd più forte. E un Pd forte fa il governo più forte e l’ Italia più sicura in un momento difficile per l’ economia e in uno scenario politico confuso. E l’ elezione del presidente della Repubblica e il metodo utilizzato dal Pd in quella circostanza per sceglierlo lo dimostrano. Temo che la scelta di oggi, invece, possa cancellare la bella prova della elezione di Mattarella e minare anche la vita futura di quelle riforme necessarie che si vogliono tempestivamente e giustamente approvare. Purtroppo a volte i mezzi sono tali da snaturare il fine. Non a caso la legge approvata in quel lontano 1953 passò alla storia come ‘ legge truffa’, ma De Gasperi non era certo un truffatore o, peggio ancora, un fascista”. (30 apr – Sab)

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