La riforma elettorale detta Italicum che la Camera approva oggi è buona o cattiva? E’ molto buona, risponde Roberto D’Alimonte, politologo e professore alla Luiss. No, è una cattiva legge, replica il professor Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale. Il confronto tra i due studiosi è ospitato il primo maggio dal Sole 24 Ore.
La legge è buona – spiega D’Alimonte – perché mette nelle mani degli elettori la possibilità di scegliere chi li governa e non solo chi li rappresenta. E’ cattiva – ribatte Onida – perché ci allontana da un genuino sistema parlamentare a favore del potere personale di chi conquista la carica di primo ministro.
D’Alimonte elenca altri punti di forza dell’Italicum: non sacrifica eccessivamente la rappresentanza di forze minori, favorisce la presenza di donne in parlamento, produce sempre e comunque un vincitore con una maggioranza certa di seggi.
Ed è proprio questo il punto: secondo Onida è inaccettabile che in ogni caso e a tutti i costi un solo partito vada a occupare la maggioranza assoluta dei seggi, anche se non rappresenta la maggioranza degli elettori e dei votanti.
D’Alimonte replica ricordando che Tony Blair prese il 55% dei seggi con il 35% dei voti e che in Giappone il partito liberal democratico ha ottenuto il 61% dei seggi con il 33% dei voti proporzionali.
Sulla questione delle liste bloccate il contrasto è più sfumato. Dice D’Alimonte: il nome del capolista apparirà sulla scheda accanto al simbolo del partito. Se l’elettore non gradirà il candidato non voterà il partito: né più né meno di come succedeva con i collegi uninominali della legge Mattarella. Per gli altri candidati ci sarà il voto di preferenza. Onida conviene sul fatto che questa soluzione “ibrida” migliora la situazione rispetto al Porcellum ma osserva che comunque non favorisce la chiarezza dei rapporti tra elettori ed eletti.
E’ un confronto di merito, condotto con argomenti ragionevoli, come si sarebbe voluto leggere e non si è letto nelle cronache parlamentari.
(4 mag)