Una vocale, il semplice scambio di una lettera, ‘tradisce’ Pier Carlo Padoan e svela le reali preoccupazioni del ministero dell’ Economia: il ministro, in audizione in Senato per parlare del sistema bancario italiano, risponde a una domanda di Stefano Fornaro, senatore del Pd, ma con un lapsus decisamente freudiano lo chiama “senatore Fornero”. Risate e clima disteso in commissione, con Padoan stesso che scherza: “Così capite dove ho la testa veramente…”. Testa che attualmente è evidentemente impegnata a trovare il modo di recuperare quei 5 miliardi rimessi in gioco dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco per un biennio degli adeguamenti delle pensioni superiori ai 1400 euro, previsto dalla legge Fornero. “Stiamo lavorando per una soluzione rispettosa dei giudici – spiega sulla questione Padoan – e che al tempo stesso minimizzi i costi per la finanza pubblica che innegabilmente ci sono, e che intervengono in un momento in cui la finanza pubblica sta migliorando e ci auguriamo che continui a farlo”. Quello che è sicuro, insomma, è che “la commissione Ue, con cui siamo in contatto continuo, si chiede che impatto avrà la sentenza sui conti, come ce lo chiediamo noi, ma le regole saranno rispettate. Non mi sembra che ci siano manovre all’ orizzonte”.
LO STATO DI SALUTE DELLE BANCHE ITALIANE Padoan, dopo aver sottolineato che tre anni di “recessione profonda” hanno portato “una perdita del 10% del Pil” ha voluto anche rassicurare il Parlamento sullo stato di salute delle banche italiane: “Sui media è trapelato che molte banche italiane non hanno superato i test dell’ Unione Europea. In realtà molti dei test sono stati condotti con ipotesi veramente estreme e non hanno inficiato l’ idea di fondo che il sistema bancario italiana sia sostanzialmente solido, ancorché uscente da tre anni di crisi”. Ma il tema del giorno era l’ unione bancaria, che “ha fatto molti progresso ma non è ancora completa. Manca l’ istituzione di un meccanismo di sostegno pubblico previsto dall’ Ecofin, e il meccanismo unico di garanzia di depositi che sarebbe un esempio di forte mutualizzazione. La ragione di questi ritardi è di natura squisitamente politica”. E finché non sarà risolto il problema delle sofferenze bancarie “non potremo dire che siamo fuori dalla crisi. Il governo si sta attivamente operando per risolvere questo problema in un contesto in cui i vincoli sono diventati più acuti del passato. La disciplina degli aiuti di Stato è l’ ostacolo principale per inserire misure di bad bank a cui il governo sta lavorando”. (5 mag – Sis)