Roma, 8 mag – “La sfida dell’Italia al terrorismo è quella di promuovere un nuovo multilateralismo che da un lato deve fare i conti con l’impostazione dell’amministrazione americana, che non vuole lasciare il Mediterraneo e il Medioriente ma vuole esercitare il suo ruolo in modo diverso da quello di 15 anni fa, e dall’altro deve fare i conti con la superpotenza economica e commerciale dell’Europa”. Lo ha affermato Paolo Gentiloni, ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, nel suo intervento alla conferenza internazionale “L’Italia e la minaccia Jihadista. Quale politica estera?” in corso al Senato. “Questo multilateralismo – continua Gentiloni – deve agire in prima persona a geometrie variabili, a seconda dei teatri di crisi, con alcune costanti, come il legame con gli Stati Uniti e con l’Unione europea e deve farlo in alcuni casi con l’obiettivo di ricostruire le capacità statati dove sono state cancellate, come in Libia, o consolidarle e favorirne l’evoluzione positiva dove esse esistono”. Secondo il titolare della Farnesina “non abbiamo alternative, non possiamo percorrere avventure antistatali, globaliste, e trasversaliste di nessun tipo” ma, in questo senso, conta “la dimensione dei rapporti politici, conta la cooperazione economica e favorire la democrazia nei Paesi”. Gentiloni ricorda il “rapporto speciale con la Tunisia” che definisce “un esempio da questo punto di vista”. “Non diamo lezioni – afferma il ministro degli Esteri – ma riconosciamo il ruolo di stabilità che hanno alcuni grandi Paesi, come l’Egitto”. Gentiloni invita poi la politica a “non passare da una fase in cui abbiamo esaltato le Primavere arabe a una fase in cui deridiamo il tema della democrazia in questa Regione” perché “era un errore farlo in passato e sarebbe un errore, opposto ma non meno grave, dimenticarsi di questa dimensione”. (Sip)