TERRAMARE, LE URNE DEI FORTI
Richiamano i versi di Omero e ci svelano aspetti non solo della morte, ma anche della vita di una comunità della pianura padana di oltre 3.000 anni fa, i risultati degli scavi nella necropoli dell’età del bronzo di Casinalbo (MO) intrapresi dal Museo Civico Archeologico di Modena con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia-Romagna. Fino al 7 giugno al Palazzo dei Musei di Modena, le nuove scoperte saranno al centro della mostra “Le urne dei forti”, che rappresenta il punto di arrivo di una pluriennale e innovativa ricerca. Il sepolcreto di Casinalbo fu individuato alla fine dall’800 a circa 200 metri da uno di quegli abitati dell’età del bronzo, noti come “terramare”, che a partire dal 1650 a.C. occuparono in modo capillare la pianura padana centrale. I nuovi scavi hanno consentito di indagare circa un quinto dell’estensione presunta dell’intera necropoli, 12.000 mq, e di recuperare oltre 600 tombe, costituite da pozzetti entro cui erano sistemate le urne cinerarie con i resti dei defunti. Nel settore interessato dagli scavi sono stati individuati sentieri che isolavano nuclei di sepolture e aree dove si svolgevano rituali precedenti e successivi al rogo funebre. Questi ultimi, ricostruiti grazie alle evidenze archeologiche, richiamano con forza quelli che Omero descrive nell’Iliade raccontando i funerali di Patroclo e quelli di Ettore. La mostra mette in scena l’essenzialità di ciò che ci rimane di uomini e donne di oltre 3mila anni fa, facendoli uscire dall’anonimato e restituendoci, se non la storia dei singoli individui, l’organizzazione della comunità. (red)
VALIGIE DI CARTONE AL PREMIO FURLA
Maria Iorio & Raphael Cuomo, vincitori della decima edizione del Premio Furla (riconoscimento biennale d’eccellenza per l’arte contemporanea dedicato ai giovani talenti italiani), presentano alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, fino al 7 giugno, il loro progetto di ricerca “Logica del passaggio”, in concomitanza con la Biennale di Venezia. Maria Iorio & Raphael Cuomo analizzano il contesto generale dei fenomeni d’emigrazione “economica” italiana in Svizzera tra la fine degli anni Cinquanta fino alla metà degli anni ’60, mantenendosi rigidamente aderenti ai fatti e cercando al contempo di riconfigurarli tramite storytelling e complementi figurali: dalle modalità di attraversamento del confine alle condizioni di lavoro, dallo sfruttamento alle limitazioni di diritti e di mobilità in vista di un permesso di soggiorno lavorativo, fino all’efficiente dispositivo biopolitico di controllo sanitario che segnava il “passaggio” dei migranti. Un procedimento normativo, quest’ultimo, incarnato in maniera eloquente nel lavoro di Iorio & Cuomo dall’edificio d’influenza modernista usato a Briga come centro di controllo medico dei migranti fino alla metà degli anni Novanta. Seguendo la narrazione di una giovane donna, che lascia progressivamente il passo a una narrazione a più voci, il lavoro filmico dei due artisti contribuisce a far circolare nuovamente immagini d’archivio, raccolte anche nei musei dell’emigrazione, con l’obiettivo di generare nuovi spunti di riflessione. (PO / red)
EUR: STORIA DI UN EXPO MANCATO
La mostra “Esposizione Universale Roma”, fino al 14 giugno al Museo dell’Ara Pacis di Roma, ripercorre le vicende del quartiere EUR attraverso alcuni passaggi fondamentali che ne hanno segnato la sua formazione e trasformazione; dal progetto interrotto dell’E42, una grande Esposizione Universale destinata a celebrare il fascismo nel ventennale della conquista del potere, alla nascita – a partire dagli anni ’50 – del più moderno centro residenziale e direzionale di Roma. Attraverso un ricco apparato documentario fotografico, filmico delle opere degli artisti e architetti coinvolti nel progetto dell’E42, il pubblico è invitato a riscoprire l’entusiasmo progettuale e insieme le contraddizioni – tra richiami al mito di Roma e slanci modernisti – del grande cantiere di quell’Esposizione Universale che mai vide la luce e tuttavia – già nelle intenzioni – tracciò le direttrici di una futura espansione urbanistica. Interrotti i lavori a causa della guerra, l’EUR cadde in uno stato di abbandono; di questo la mostra tenta di restituire un’immagine attraverso scatti sospesi nel tempo, tra occupazioni di truppe straniere, ricoveri per sfollati e lunghe vedute silenziose. La mostra è un progetto di Roma Capitale unitamente a Expo Milano con la partecipazione della Regione Lazio e Unioncamere Lazio. (red)
A BOLOGNA OMAGGIA BOB DYLAN
La galleria Ono Arte contemporanea di Bologna presenta, fino al 13 giugno, “Bob Dylan: like a rolling stone”, una retrospettiva che ripercorre i primi anni della carriera del cantautore americano attraverso le immagini di tre tra i più importanti fotografi che lo hanno immortalato: Joe Alper, Tony Frank e Barry Feinstein, le cui opere sono presentate per la prima volta in Italia (dedicate al secondo tour inglese, considerato da molti non solo il miglior live di Bob Dylan ma uno dei migliori della storia del rock). A questi si aggiungono le opere grafiche di Bob Masse, che lavorò alle locandine dei primi concerti di Dylan, quando ancora era pressoché sconosciuto. In occasione della mostra, la Fondazione Cineteca di Bologna organizzerà, il 27 maggio, la proiezione della bio pic del 2005 su Dylan, girato da Scorsese, “No direction home”. Le foto in mostra ripercorrono i primi anni della carriera di Dylan, dai concerti al Caffè Lena – una storica coffe house nello stato di New York -, in cui presentava sul palco le prime canzoni di protesta fino alla svolta elettrica che, pur alienandogli numerosi fan della prima ora, lo farà assurgere a figura chiave della scena musicale e culturale di quel periodo. Gli anni Sessanta rappresentano probabilmente il periodo più controverso, creativo e vitale di Bob Dylan che, a 73 anni, è oggi considerato una delle figure che più hanno influenzato la cultura popolare americana del XX secolo. Cinquant’anni fa veniva pubblicata, nel disco Highway 61 Revisited la canzone “Like a Rolling Stone” che, con i suoi cinquanta versi della stesura iniziale, cambiò le regole della composizione della musica popolare. Le prime canzoni di protesta sociale che Dylan compose furono talmente incisive da proiettarlo, dallo sconosciuto ragazzo di campagna quale era, a “paladino” dei diritti sociali. Dylan suonò con l’allora compagna Joan Baez alla March on Washington for Jobs and Freedom del 28 agosto 1963 durante la quale poté assistere al discorso di Martin Luther King Jr. nel quale pronunciò lo storico “I Have a Dream”, che il cantante accrediterà come passaggio fondante del proprio pensiero. (red)
LETTERE PERDUTE DEI MILITARI ITALIANI
Si intitola “Sue Proprie Mani” il progetto di Adrian Paci e Roland Sejko esposto fino al 7 giugno al MAXXI di Roma e commissionato da MAXXI Arte. Alla fine degli anni 2000 l’Archivio di Stato dell’Albania pubblicò la notizia del ritrovamento, nei suoi magazzini, di due sacchetti di iuta segnati con una semplice etichetta dal titolo: “Corrispondenza dei cittadini italiani in Albania”. Queste centinaia di lettere, scritte tra il 1945 e il 1946, dagli italiani che alla fine della Seconda Guerra Mondiale e si trovavano in Albania in attesa di essere rimpatriati e dei loro parenti in Italia, non sono mai giunte a destinazione. Frutto della collaborazione tra Adrian Paci, uno dei più interessanti artisti operanti in Italia, e Roland Sejko, regista e vincitore di un David di Donatello con il documentario “Anija – La Nave”, “Sue Proprie Mani” è una riflessione sulla presenza degli Italiani in Albania alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Una videoinstallazione, con filmati girati nell’ex-palazzo di Re Zog a Durazzo e proiettati su 5 grandi schermi, mostra attori di provenienza internazionale in abiti d’epoca. Tra le loro mani una lettera: destinatari o mittenti, forse solo testimoni, appaiono e scompaiono, mentre in sottofondo vengono letti frammenti di quelle lettere mai lette. Tracciano così le vite di circa 24mila italiani (ex-soldati ma anche operai, medici, commercianti, ingegneri, giunti durante l’occupazione italiana) che a guerra finita sono rimasti intrappolati in Albania, senza poter tornare, pedine di scambio in un gioco politico che durerà fino al 1949, quando l’Italia e l’Albania instaureranno rapporti diplomatici. La mostra si svolge in collaborazione con l’Archivio di Stato dell’Albania, Herno, Apulia Film Commission, Poste Italiane, Farani Sartoria Teatrale (Roma), Musagates, Galleria kaufmann repetto (Milano-New York), Peter Kilchmann gallery, (Zurigo). (red)
A GENOVA GLI ILLUSTRATORI DELLA “X”
La Galleria d’arte moderna di Genova presenta fino al 7 giugno la mostra internazionale di illustratori contemporanei dedicata al tema della X. Protagonisti sono 48 autori, le cui opere sono state selezionate attraverso un concorso a cui hanno partecipato ben 735 artisti, promosso dalla associazione Tapirulan di Cremona e giunto alla decima edizione. Tra loro Milena Cavallo, Andrea Dalla Barba, James Daw e Giulia Ferla. Ospite speciale della mostra Francesco Tullio Altan, che espone 200 opere originali. (PO / red)