I numeri hanno da tempo perso la loro oggettività – se mai l’hanno avuta – e si sono trasformati in uno strumento di battaglia politica. Su uno stesso fenomeno ci possono essere numeri diversi, come è accaduto recentemente per i dati sull’occupazione forniti da Inps, Istat e Ministero del Lavoro. Oppure ci possono essere letture diverse dello stesso numero, come è accaduto ieri a proposito dei dati sulla cassa integrazione forniti dall’Inps. Fa sapere l’istituto di previdenza che in aprile la richiesta di cassa integrazione straordinaria è calata del 32,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Inoltre è diminuita di oltre il 13% anche la cassa integrazione ordinaria, con il picco di un meno 24% nel settore dell’edilizia. Sono state infine presentate 118 mila domande di disoccupazione, il 15% in meno rispetto alle 140 mila del 2014. Sembrerebbero buone notizie, possibili segnali di una ripresa dell’attività produttiva. “Crolla la cassa integrazione”, titolano infatti festosi molti giornali.
Ma la notizia è controversa e non solo perché se il confronto viene fatto con il mese di marzo e non con l’anno scorso si scopre che la cassa integrazione è invece aumentata.
La vera obiezione è quella avanzata dai sindacati, secondo i quali la cassa integrazione in deroga è crollata semplicemente perché non è stata finanziata. Quanto agli altri ex cassintegrati si tratta di capire che fine hanno fatto, se cioè non si sono per caso trasformati in nuovi disoccupati, e in quanto tali non vengono censiti dalle statistiche sugli ammortizzatori sociali.
Avendo la recessione distrutto il 10% del Pil, il vero miracolo sarebbe quello di un dato che ci dica che si sta restituendo un lavoro ai cassintegrati che l’hanno perso. Ma questo dato purtroppo ancora non c’è. (19 mag)