Dato che non c’erano i soldi per rispondere alle attese sollevate dalla sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha preso una decisione di dubbia popolarità ma responsabile. Però cerca di compensarla con una promessa popolarissima: chi vuole potrà andare in pensione prima. E’ la sintesi di Stefano Lepri, il quale sulla Stampa fa notare che le elezioni sono vicine, e il voto degli anziani conta, specie in Liguria. Concedere una scelta flessibile dell’età di pensione tecnicamente è facile. Il guaio – osserva Lepri – è che si rischia di mettere in moto un processo che non si sa dove può finire; perché le aziende che vogliono liberarsi dei dipendenti più anziani sono tante, e metterli a carico dell’Inps (ovvero dei contribuenti) per loro sarebbe l’ideale, tanto più che i sindacati sarebbero felici di cooperare.
Il punto è cruciale, e sul sito inpiu.net lo coglie bene Innocenzo Cipolletta. L’introduzione di una qualche flessibilità per andare in pensione, annunciata dal governo, è una buona soluzione, scrive il presidente dell’Università di Trento, a condizione che il costo del pensionamento anticipato sia sostenuto da chi si ritira prima o dall’azienda che preferisce liberare alcune posizioni lavorative.
Quanto debba costare l’esercizio di questo possibile, futuro diritto non è ben chiaro. Secondo la Uil non ci devono essere penalizzazioni economiche ulteriori a quella già implicita dovuta al fatto che uscendo prima si versano meno contributi e si percepisce una pensione minore. Secondo l’ex ministro Paolo Ferrero, leader di Rifondazione comunista, si dovrebbe poter smettere di lavorare a sessant’anni con la pensione normale, senza nessun taglio. Secondo Renzi la trattenuta sarà modesta. Secondo l’Unione Europea i pensionamenti anticipati significano invece un inaccettabile aumento immediato della spesa. Bisognerà convincere Bruxelles che poi si risparmierà perché l’importo della pensione sarà più basso. (21 mag)