Tutto può accadere alla lingua italiana, dopo che è stata chiamata “bonus” un’operazione di rimborso del maltolto ordinata dal giudice.
E molto è già accaduto con i neologismi di regime, il sinistrese di destra, l’antipolitichese, il politicamente ipercorretto e tutti gli altri fenomeni brillantemente descritti da Luca Mastrantonio nel suo dizionario ragionato dell’italiano esagerato, pubblicato da Marsilio e intitolato – coerentemente – “Pazzesco!”, parola che rappresenta la resa incondizionata del vocabolario di fronte a qualcosa che genera stupore orrore o meraviglia. Sfogliando il volume, o consultando i siti della Treccani o dell’Accademia della Crusca, si scopre quanto all’impazzimento linguistico abbia contribuito la politica, con la partecipazione attiva della società civile. Invochiamo la meritocrazia solo per noi e la rottamazione sempre per gli altri, mimiamo le virgolette per prendere le distanze da noi stessi, siamo tutti geniali e smart.
Vincenzo Ostuni – editor e poeta – colleziona le parole orrende e le mette alla berlina su twitter. Le nuove venute sono modi dire molto diffusi come “agganciare la ripresa” “il balletto delle cifre” “tritacarne mediatico” e “metterci la faccia” , che ultimamente va per la maggiore come sinonimo di audacia e coerenza, coraggio e lealtà , e lascia intendere che gli altri – quelli che la pensano in un altro modo – si aggirino invece pavidamente mascherati.
Naturalmente non è così, anche perché se tutti, ma propri tutti non ci mettessero la faccia, non esisterebbe il selfie, altra parola di enorme diffusione e successo, perché libera il Narciso che è in noi dalla notte dei tempi. (1 giu)